La diciassettesima giornata del World Darts Championship 2026 è andata.
Martedì 30 dicembre si sono svolti gli ultimi ottavi di finale, completando così il quadro dei quarti di finale che andranno in onda l’1 gennaio. Le ultime due sessioni dell’anno ci hanno ricordato ancora una volta perchè questo sport sia il più bello del mondo.
La sessione pomeridiana si apre con la sfida tra Luke Woodhouse e Ratajski. Favorito, l’inglese ha subito la pressione del grande palcoscenico e l’esperienza del polacco, sempre glaciale nei momenti più importanti. Il polacco, dopo aver eliminato giocatori solidi come Joyce e Plaisier, sembra un uomo in missione, ma ai quarti di finale dovrà fare un miracolo per impensierire Luke Littler.
La seconda partita di giornata tra Clayton e Harrysson era stata presentata come la più decisiva del torneo: in un articolo di qualche giorno fa spiegavo come il risultato di questo incontro avrebbe segnato i destini di almeno 4 giocatori. I due in pedana giocavano per entrare nei primi 4 del mondo, ultimo spot utile per la qualificazione matematica alla Premier League (Clayton) e per ottenere la Tour Card, il “tesserino da professionista” (Harrysson). Lo svedese ha approcciato la partita con la calma serafica che lo contraddistingue, è andato in vantaggio 2-1 nel conto dei set ma ha sbagliato troppo in doppia quando ha avuto l’occasione di scavare il solco decisivo. Clayton ha agito da killer, ha vinto tutti i quinti leg della partita e pur senza grossi colpi approda ai quarti di finale del Mondiale.
Nella terza partita del pomeriggio è successo qualcosa che non dovrebbe essere possibile. Josh Rock partiva favorito, ma il livello di gioco mostrato da Justin Hood nei primi tre turni lasciava pensare ad una partita equilibrata. Altra premessa fondamentale: da tanti anni Justin Hood dichiara che le freccette sono per lui il mezzo per guadagnare abbastanza da poter aprire un ristorante cinese. Dopo la vittoria ai sedicesimi, aveva detto che l’eventuale accesso ai quarti di finale gli avrebbe certamente permesso di coronare il suo sogno. In questo contesto, “Happy Feet” ha messo in piedi una prestazione storica: ha vinto 12 dei 18 leg giocati, 4 set su 4 ma soprattutto è andato ad un centimetro dall’impensabile traguardo di chiudere la partita con 12/12 in doppia. Dopo aver centrato la doppia per 11 volte consecutive, nell’ultimo leg ha sfiorato la chiusura da 149 che lo avrebbe proiettato per sempre nella leggenda. Ad ogni modo, martedì pomeriggio Justin Hood ha realizzato il sogno di una vita, e il mondo delle freccette lo ha eletto a simbolo dello sport.
Nella sessione serale Gian van Veen ha interrotto il filotto di vittorie consecutive di Charlie Manby battendolo 4-1 in una sfida tra stelle del futuro, Gary Anderson ha composto una poesia contro il tri-campione del mondo Michael Van Gerwen, dominandolo in lungo e in largo, mostrando al mondo l’essenza originale del gioco attraverso il suo abbacinante talento scozzese e dichiarando a tutti gli altri partecipanti la sua candidatura fortissima per la vittoria finale e Luke Humphries si è agilmente disfatto di un buon Kevin Doets tirando fuori tutto l’orgoglio del campione che quest’anno deve difendere il suo montepremi.
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