I NEW YORK KNICKS SONO CAMPIONI NBA – La settimana scorsa

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I NEW YORK KNICKS SONO CAMPIONI NBA

Nessuno, a marzo, avrebbe scommesso sui Knicks. La stagione regolare era stata sufficiente, ma aveva mostrato i limiti e i punti deboli di una squadra che sembrava aver raggiunto l’apice negli scorsi anni. Poi sono iniziati i Playoff, e a New York è successo qualcosa che ha poco a che fare con il gioco del basket. Dopo un partenza balbettante che li aveva visti sotto 2-1 al primo turno contro gli Atlanta Hawks, i ragazzi di Mike Brown hanno alzato l’asticella ad un livello quasi mai visto nella storia della NBA: tredici vittorie di fila ai Playoff si erano viste solamente il primo anno di Durant ai Golden State Warriors. Tredici vittorie che portano le firme di ogni singolo tesserato Knicks e che hanno catapultato la franchigia di New York da una situazione di svantaggio al primo turno fino al 2-0 nelle Finals con San Antonio. Nel mezzo Brunson e compagni hanno intravisto e calpestato i cadaveri di Philadelphia e hanno demolito, psicologicamente e strutturalmente, i Cleveland Cavaliers, conducendoli allo psicodramma. 
Eh, bello vincere l’Est, ma non avranno scampo contro la vincente dell’Ovest. D’altronde, le finali dell’Ovest ci hanno fatto vedere il miglior basket degli ultimi anni. No, bella run ma l’anello è degli Spurs. 

Gara 1, San Antonio. Karl Anthony-Towns annulla Wembanyama dal punto di vista offensivo e riesce ad attaccarlo dal palleggio, Jalen Brunson fa 30 dopo essere uscito zoppicante per infortunio nel primo quarto, i role players danno il loro contributo, San Antonio non fa più canestro nel secondo tempo (e succederà in tutte le 5 partite), i Knicks rimontano 14 punti di svantaggio e chiudono 105-95.

Gara 2, San Antonio. Wemby ingrana offensivamente (difensivamente fa sempre e comunque un altro sport), Fox si fa sentire con una grande prestazione, Castle e Harper sono commoventi in difesa e limitano Brunson, dall’altra parte Towns è particolarmente ispirato, Bridges è in serata e a 3 possessi dalla fine la partita è in situazione di pareggio sul 104-104. La squadra di Mitch Johnson esce dal timout con uno schema che libera Wemby dalla media distanza ma il tiro del francese sbatte sul ferro; si corre dall’altro lato, Brunson è costretto a prendersi un tiro difficile e lo sbaglia; rimbalzo Wemby con la possibilità di prendersi il tiro della vittoria. A questo punto gli dei del basket decidono di intervenire: Wembanyama vede Castle correre di fronte a lui e gli passa il pallone; nel medesimo istante la guardia si gira e il pallone gli rimbalza sulla schiena. Ovviamente il più lesto è Jalen Brunson, che capisce cosa sta succedendo, si impossessa del pallone e subisce il fallo di un Wemby in caduta libera. Tiri liberi per Brunson a meno di 10 secondi dalla fine: dentro il primo; fuori il secondo; timeout Spurs. Altro schema, altra palla nelle mani di Wemby che dalla media spara sulla testa di Mitchell Robinson. Secondo ferro. Dopo un finale che rimarrà nella storia del gioco (non l’unico di questa serie), i Knicks sono 2-0.

Gara 3, New York. I San Antonio Spurs sono ormai spalle al muro, una sconfitta comprometterebbe in maniera quasi del tutto definitiva la serie. La mentalità con cui Wemby e compagni affrontano la partita è chiara: giocare come se fossimo 0-0, senza urgenza. I ragazzi di Mitch Johnson giocano una partita rabbiosa, trascinati da un Castle fisicamente dominante, da un Harper estremamente dinamico e da un Wemby da 32 punti. Il segnale più forte è per quello mentale, considerando che anche in questa partita gli Spurs si erano fatti rimontare 12 punti di vantaggio (in gara 3 i punti di vantaggio rimontati dai Knicks erano stati altrettanti). Serie riaperta ma ancora fortemente favorevole a New York.

Gara 4, New York. La sensazione prima della partita è che questa sarà la gara decisiva della serie: in caso di vittoria dei padroni di casa, la serie andrebbe sul 3-1 e sarebbe virtualmente chiusa (1 sola rimonta da 1-3 nella storia delle finali NBA); in caso di vittoria Spurs, la serie si sposterebbe a San Antonio sul 2-2 e con l’inerzia totalmente a favore dei texani. Dopo un primo quarto perfetto gli Spurs sono avanti di 19. Nel secondo quarto arrivano a toccare il +29. Al termine di un primo tempo da capogiro il punteggio è 76 (Settantasei!) a 49 per San Antonio. La serie è finita. Gli Spurs hanno capito come attaccare gli avversari e hanno alzato il livello della loro difesa. Mentalmente hanno la partita in pugno, con Wembanyama che ha causato due tecnici per frustazione agli avversari. Il secondo tempo di questa partita andatelo a vedere. Mi limiterò a riportare il punteggio finale: 106-107 per i New York Knicks. Nulla di quello che è successo nel secondo tempo di questa partita può essere raccontato a parole. 

Gara 5, San Antonio. Dopo la leggendaria gara 4 la domanda non è più chi, ma quando i Knicks vinceranno l’anello. Nel mio piccolo provavo a convincermi che in fondo, se gli Spurs fossero sopravvissuti in casa, gara 6 a New York sarebbe stata talmente carica di pressioni che si sarebbe potuto tentare la rimonta. In effetti i padroni di casa partono forte, dando la sensazione di poter prolungare la serie e portandosi fino al +16. Se vi sembra di aver già letto questo copione avrete capito che nel quarto quarto i Knicks hanno rimontato gli avversari. Il punteggio finale sarà di 94-90. I Knicks, per la prima volta dal 1973, sono campioni NBA. 

Jalen Brunson, che chiude la serie con una gara 5 da 45 punti, è meritatamente l’MVP delle Finals, ma le prestazioni dei suoi compagni non sono state da meno. Karl Anthony-Towns ha limitato Wembanyama come nessuno aveva mai fatto, Bridges e Hart sono stati altalenanti nelle percentuali ma eroici nelle piccole cose e nei momenti decisivi, Mitchell Robinson ha preso il rimbalzo offensivo (uno dei mille) più importante dell’anno, Landry Shamet ha difeso come un guerriero e ha chiuso la serie su una gamba sola, Alvarado ha zingarato anche nel palcoscenico più luminoso, e poi c’è lui: OG Anunoby. La stoppata e il canestro con cui ha regalato la vittoria ai suoi in gara 4 sono già al livello della stoppata di LeBron nel 2016 (la Gioconda), dell’ultimo minuto di MJ nel ’98, della tripla di Ray Allen contro gli Spurs. Oltre la storia dello sport. 

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