Phil “The Power” Taylor
Durante una delle tipiche piovose serate d’agosto di Stoke, per la precisione quella del 13 di agosto del 1960, la signora Elizabeth sta per mettere al mondo il suo primo figlio. Quello che non sa è che Phil Douglas Taylor diventerà uno dei più vincenti sportivi della storia del Regno Unito.
Crescere a Burslem, una delle sei comunità che compongono la città di Stoke, non è una passeggiata. Il sole dà i suoi raggi circa 30 ore all’anno; i collegamenti con le grandi città, soprattutto all’epoca, stentano; il lavoro è poco, duro e malpagato, concentrato nelle industrie minerarie, siderurgiche e soprattutto nelle industrie di produzione di ceramiche, radicate nel territorio a tal punto da dare il soprannome di “The Potteries” alla zona di Stoke. In una di queste fabbriche, la “Platt’s”, a Tunstall, papà Douglas lavora producendo piastrelle. Il signor Taylor è un appassionato di sport: con il piccolo Phil guarda spesso la boxe, ma il momento più bello della settimana arriva la domenica pomeriggio. Douglas non guadagna abbastanza per potersi permettere i biglietti per le partite del Port Vale, squadra di Burslem all’epoca allenata dal mitologico Stanley Matthews, così, arrivato ai cancelli di Hamil Road, lancia letteralmente Phil dall’altro lato, raggiungendolo poi da un ingresso laterale. Una ventina d’anni più tardi, nella primavera del 1990, il Port Vale aprirà quegli stessi cancelli a Taylor e ai suoi sostenitori per festeggiare la conquista del primo World Darts Championship. Scordate dunque le freccette: per Phil quelle rimarranno un giochetto da pub fino alla metà degli anni Ottanta; alle scuole medie gioca a cricket, per strada predilige il pallone e se deve scegliere cosa guardare, non chiedeteglielo neanche: il pugilato insieme a papà Douglas.
Lo sport, come in tante situazioni simili, è un’oasi nell’infanzia di Taylor: la casa di famiglia è per metà inagibile, acqua corrente ed elettricità non arrivano, arrivare a fine mese è pressoché impossibile. Soprattutto per questo, a 16 anni Phil lascia la scuola e trova lavoro, prima come operaio in una fabbrica di lamiera, poi in una fabbrica dove si occupava di costruire portarotoli di carta igienica in ceramica. Delle freccette neanche l’ombra.
Qualche mese più tardi conosce Yvonne, ragazza che diventerà anni dopo moglie e madre dei suoi figli, oltre che figura fondamentale per la sua carriera sportiva. Insieme, nel 1982, aprono un mutuo per comprare casa: il primo dei quattro figli è in arrivo. Fino alla metà degli anni Ottanta, come detto, Taylor approccia le freccette come gioco da pub, utile al massimo a guadagnare qualche spicciolo per arredare casa.
La vera svolta arriva nel 1985, quando Eric Bristow, padrone delle freccette nel Regno Unito e all’epoca dei fatti numero 1 e campione del mondo, decide di aprire un pub proprio a Burslem. Per dare un’idea della tanto fortunata quanto improbabile opportunità che la nascita di quel pub avrebbe dato a Taylor, usando le sue stesse parole, “è come se Gesù Cristo si fosse trasferito dalla Terra Santa per andare a Milton Keynes”.
La taverna, situata a Moorland Road, strada da cui prende il nome, sarà sempre più frequentata da Taylor, spinto dalla convinzione di essere in grado di battere i campioni regionali, oltre che Bristow stesso. La moglie gli regala delle 26g nere, Phil inizia ad allenarsi con costanza e nel giro di pochi anni inizia a vincere i tornei di zona, fino a giocare in coppia con Bristow i tornei interregionali. Proprio in questa fase il campione londinese noterà il talento e si affezionerà al giovane Taylor, tanto da donargli (Bristow sostiene scherzosamente di averglieli prestati) novemila sterline per finanziare i suoi primi tornei internazionali e permettergli di abbandonare il lavoro in fabbrica.
È l’inizio della carriera professionistica del più dominante giocatore di freccette che abbia mai calcato una pedana, ma è anche un momento molto particolare nella vita di Phil. Molti anni dopo, ricorderà questo periodo come il più bello della sua vita, lontano dalle pressioni e dall’asfissiante calendario imposti ai professionisti che rabbuieranno i decenni futuri, in qualche modo protetto dalla sua Stoke, fredda e dura ma inespugnabile al centro del suo cuore. Alla sua città natale è sempre rimasto estremamente legato: negli anni, con gli improbabili guadagni derivati dai montepremi dei tornei vinti, ha acquistato diverse proprietà, tra cui un pub. Ancora oggi, se vi capitasse di aggirarvi tra le grigie strade di Burslem, potreste incontrarlo mentre tira freccette e beve birra.
Nel 1988 conquista il primo titolo BDO in Canada, ma stiamo perdendo del gran tempo perché, dopo qualche buon risultato nella stagione 1989, ad inizio 1990, contro ogni probabilità, arriva in finale al BDO World Championship contro il suo mentore Bristow e lo batte per 6-1, diventando per la prima volta campione del mondo. In cinque anni è passato dalla fabbrica di ceramica di Burslem al tetto del mondo: la casa semi-inagibile priva di acqua ed elettricità è un lontano ricordo, i signori Taylor potranno finalmente trasferirsi.
Non riuscirà a difendere il titolo nel 1991, ma nel 1992 sopravviverà a quattro match-dart in finale per riconquistare il trofeo. Nel 1993, al fianco di Bristow, guiderà un gruppo di giocatori decisi a rivoluzionare il business delle freccette: da qualche anno hanno maturato l’impressione che la BDO, l’organo che sovraintende l’organizzazione del circuito, non stia dando priorità alla crescita, sportiva ed economica, del movimento. Protestano, scioperano, infine fondano una nuova lega, la World Darts Council, che a breve diventerà la Professional Darts Corporation, la lega che ancora oggi controlla lo sport delle freccette in tutto il mondo. A partire dal 1994 il World Darts Championship più prestigioso è quello della PDC (ancora WDC) e Phil Taylor è il padrone assoluto del torneo. Nel 1994 perde in finale contro Priestley: da quel momento inizia una striscia di 44 vittorie consecutive che si interromperà nella finale del 2003, persa al set decisivo contro il canadese John Part. In mezzo 8 anni consecutivi di dominio assoluto. Non penserete mica sia finita qui. Phil odia perdere, e la beffa subita da Part non fa altro che aumentarne la fame: nel 2004 inizia una nuova striscia da 24 vittorie che finirà nella finale del 2007, in cui non riuscirà ad avere la meglio. Questo significa che:
Per non farsi mancare nulla, tra il 1999 e il 2001 è coinvolto in un caso giudiziario, scoppiato dopo che due ragazze lo accusarono di averle molestate fuori da un locale. Le accuse vengono parzialmente confermate e risulteranno in una multa di duemila sterline. Senza nulla togliere alla cara e vecchia responsabilità personale, c’è da dire che in quel periodo l’abitudine di benzinarsi la qualunque fosse abbondantemente radicalizzata tra i giocatori di freccette, e niente veniva fatto per cambiare le cose, anzi. Provate a cercare una qualsiasi partita dell’epoca: sui tavolini, per rinfrescarsi tra una visita e l’altra, almeno due o tre caraffe di birra, da riempire a rotazione ogni cinque minuti. Leggenda vuole che proprio nel minore consumo di luppolo risiedesse il segreto di Taylor, talmente desideroso di avere la meglio sull’avversario da rinunciare ad ubriacarsi durante la partita.
Nel 2008, per la prima volta dal 1993, viene eliminato prima della finale. Il carnefice è Wayne Mardle, ad oggi la più riconoscibile voce nel mondo della cronaca delle freccette. Nessun problema per Phil, che rimette la testa nell’elmetto e vince le successive due edizioni, battendo avversari e Padre Tempo. Da qui in poi non riuscirà a sostenere l’irreale ritmo che gli aveva permesso di tiranneggiare i due decenni precedenti, ma ancora una volta esce l’asso dalla manica battendo il giovane Micheal Van Gerwen nel 2013 per conquistare il sedicesimo e ultimo titolo mondiale.
Non mi soffermerei più di tanto sulla carriera sportiva di Taylor, anche perché dovrebbe adesso iniziare una lista di record e trofei simile a quella di Babbo Natale.
Credo che il concetto più importante sia che uno come Phil Douglas Taylor, con i suoi difetti, il suo carattere tipico delle Midland inglesi e la sua spaventosa capacità di andare oltre qualsiasi delimitazione delle capacità psico-motorie umane, non nascerà più, non in questo pianeta.
Eric Bristow
Se Phil Taylor è diventato quello che è diventato, se le freccette sono uscite dai pub per arrivare negli schermi del mondo, se adesso le anziane signore di metà Europa sono perfettamente in grado di riconoscere i campioni di questo meraviglioso sport, lo dobbiamo ad Eric Bristow.
Cresce nella Londra degli anni Sessanta, a quattordici anni lascia la scuola, ma non fatevi ingannare: la sua intelligenza, la stessa che gli permette di coordinare in maniera incredibile gli occhi e il braccio destro, è di livello superiore. Negli anni Ottanta è l’equivalente sportivo di Napoleone. Inizia un periodo di tirannia indiscussa in cui vince cinque mondiali in sei anni, ma nel 1986 arriva la sua Campagna di Russia, una condizione medica-psicologica ancora sconosciuta che colpisce i giocatori di freccette impedendogli di lanciare verso il bersaglio. Il mondo imparerà con lui a conoscere la “Dartitis”. Agli Open di Svezia del 1987 la malattia prende il sopravvento, Bristow non riesce a rilasciare la freccetta dalla mano, praticamente paralizzata. Torna a casa e inizia un percorso riabilitativo insieme ad alcuni giocatori di pub nella zona di Stoke. Il cerchio si è chiuso. Tornerà negli anni successivi ai massimi livelli, fino a riconquistare la vetta della classifica mondiale, diventando un simbolo di resilienza e forza di volontà.
Il 5 aprile 2018, durante una tappa della Premier League alla Echo Arena di Liverpool, dopo aver giocato una partita di esibizione, Eric Bristow si accascia. Morirà un paio di ore dopo.
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