World Masters 2026
Riparte la stagione dei Major PDC con il primo trofeo televisivo del 2026: a Milton Keynes, storica casa delle freccette, nel corso della scorsa settimana si è tenuto il World Masters of Darts, torneo tradizionalmente d’esibizione e di riscaldamento che si disputa un mese dopo il World Darts Championship ma che dall’anno passato è diventato a tutti gli effetti un “ranking event”, con in palio cinquecentomila sterline totali, di cui centomila al vincitore. Il formato è semplice: turni ad eliminazione diretta a partire dai sedicesimi di finale, partecipano i primi 24 giocatori del ranking PDC e otto giocatori qualificati attraverso un torneo preliminare, le partite si giocano al meglio di 5 set (primo turno), 7 set (ottavi e quarti di finale), 9 set (semifinali), 11 set (finale), per conquistare un set il giocatore deve aggiudicarsi due leg. Proprio l’aspetto legato alla brevissima durata dei set ha innescato la sensazione che questo torneo potrebbe avere avuto il potenziale per trasformarsi in qualcosa di speciale. E in qualche modo, anche se non per altre cause, è stato speciale.
Sedicesimi di finale
Chris Dobey 3-0 Jermaine Wattimena (2-1, 2-0, 2-1)
Gary Anderson 3-2 Niels Zonneveld (0-2, 2-0, 2-1, 1-2, 2-0)
James Wade 3-2 Madars Razma (1-2, 2-0, 2-0, 1-2, 2-0)
Nathan Aspinall 3-1 Shane McGuirk (1-2, 2-0, 2-0, 2-0)
Jonny Clayton 3-1 Wessel Nijman (1-2, 2-1, 2-0, 2-1)
Gerwyn Price 3-0 James Hurrell (2-1, 2-1, 2-0)
Damon Heta 3-1 Michael van Gerwen (2-0, 1-2, 2-1, 2-1)
Gian van Veen 3-1 Ryan Joyce (1-2, 2-0 2-0, 2-1)
Luke Woodhouse 3-0 Martin Schindler (2-0, 2-1, 2-0)
Ross Smith 3-1 Jimmy van Schie (2-1, 1-2, 2-1, 2-1)
Danny Noppert 3-1 Daryl Gurney (2-0, 1-2, 2-1, 2-1)
Rob Cross 3-1 Ryan Searle (2-0, 2-1, 1-2, 2-1)
Josh Rock 3-1 Connor Scutt (1-2, 2-0, 2-0, 2-0)
Luke Littler 3-2 Mike De Decker (2-1, 0-2, 0-2, 2-1, 2-0)
Luke Humphries 3-1 Dave Chisnall (1-2, 2-0, 2-1, 2-0)
Stephen Bunting 3-1 Jeffrey de Graaf (2-0, 0-2, 2-1, 2-0)
Nonostante il sopracitato fattore aleatorio imposto dalla brevità dei set, i risultati inaspettati nel primo turno sono arrivati con il contagocce: Heta che elimina un Van Gerwen in forma smagliante nelle ultime settimane, Schindler demolito da un comunque ottimo Luke Woodhouse, magari la vittoria non così imprevedibile di Rob Cross su Ryan Searle. Non bisogna però farsi ingannare dal mero verdetto finale, perché tra gli sconfitti ci sono stati giocatori che hanno lottato e che senza dubbio avrebbero meritato di più: Niels Zonnoveld ha forzato il quinto set contro Gary Anderson, James Hurrell ha impensierito Price molto più di quanto il risultato lasci immaginare, Jimmy Van Schie ha lasciato intravedere un potenziale molto alto contro Ross Smith, ma soprattutto Mike De Decker è andato due volte vicinissimo alla vittoria contro il campione del mondo Littler: dapprima nel quarto set, quando ad un leg dalla vittoria si è ritrovato a poco più di 200 punti con almeno 6 frecce a disposizione e non è riuscito a trovare triple; poi mancando addirittura una Match Dart al D11 fallendo una chiusura da 142 che avrebbe senz’altro riscritto la storia di questo torneo. Oltre che fenomenale, Littler deve aggrapparsi anche alla dea bendata, che spesso lo accompagna.
Ottavi di finale
Chris Dobey 4-3 Damon Heta (1-2, 2-1, 2-0, 2-0, 0-2, 0-2, 2-0)
James Wade 4-3 Gary Anderson (0-2,1-2, 2-1, 2-0, 2-1, 1-2, 2-1)
Gian van Veen 4-2 Nathan Aspinall (1-2, 2-1, 2-1, 2-0, 0-2, 2-0)
Gerwyn Price 4-3 Jonny Clayton (1-2, 0-2, 2-0, 2-1, 2-0, 1-2, 2-1)
Josh Rock 4-1 Rob Cross (2-1, 0-2, 2-1, 2-0 2-0)
Danny Noppert 4-0 Stephen Bunting (2-0, 2-0, 2-1, 2-0)
Luke Littler 4-1 Ross Smith (2-1, 2-0, 2-0, 1-2, 2-1)
Luke Humphries 4-3 Luke Woodhouse (2-0, 2-0, 1-2, 2-0, 1-2, 1-2, 2-1)
Il livello qualitativo che i giocatori hanno messo in pedana negli ottavi di finale del Masters 2026 è quanto di più alto e spettacolare questo sport sia in grado di regalarci. Se nella sessione pomeridiana si sono giocati 27 dei possibili 28 set, con due incontri aggiudicati al leg decisivo, rimonte, contro rimonte e passaggi di notevole spessore agonistico, nella sessione pomeridiana abbiamo assistito alla perfezione: dopo le demolizioni di Rock e Noppert nei confronti rispettivamente di Cross e Bunting (Noppert 4-0 Bunting non deve essere piaciuto a chi ha selezionato i giocatori per la Premier League), Luke Littler ha lasciato solo le briciole ad un Ross Smith da 105 di AVG e Luke Humphries ha messo a segno un 9-darter nella partita vinta al leg decisivo contro un encomiabile Luke Woodhouse, capace di costringere il numero 2 al mondo all’ultimo leg dopo essersi trovato sotto per 3-1 nel conto dei set.
Quarti di finale
Gerwyn Price 4-2 Chris Dobey (1-2, 2-1, 2-1, 2-0, 1-2, 2-0)
Luke Littler 4-0 Josh Rock (2-0, 2-1, 2-0, 2-0)
Gian van Veen 4-2 James Wade (2-0, 0-2, 2-0, 0-2, 2-1, 2-0)
Luke Humphries 4-0 Danny Noppert (2-0, 2-1, 2-0, 2-1)
Niente da fare. La PDC con il formato dei set veloci ha implicitamente tentato di inserire una variabile che potesse favorire i ribaltoni, che potesse minare le certezze dei campionissimi, ma le freccette parlano una lingua chiarissima e alle semifinali accedono il giocatore più forte al mondo e gli unici tre esseri umani che sembrano in grado di poterlo battere. Da questi quarti di finale, personalmente, porto via alcune considerazioni: Luke Humphries non ha intenzione di mollare, e vuole ricordare al mondo come, escluso il bambino alieno, lui sia ancora l’uomo da battere; Van Veen, al primo Major post finale Mondiale, mette a tacere ogni dubbio riguardante la sua solidità e la sua capacità di produrre un livello così alto per mesi; discorso opposto per Josh Rock, che ancora una volta si scioglie davanti ad un avversario che apparentemente percepisce come imbattibile; Gerwyn Price a fora di ruggiti si riprende il centro della scena e spazza via Mondiale e dubbi riguardo la sua presenza nella Premier League.
Semifinali
Luke Littler 5-4 Gerwyn Price (2-1, 1-2, 2-0, 1-2, 2-0, 0-2, 2-0, 0-2, 2-1)
Luke Humphries 5-0 Gian van Veen (2-0, 2-0, 2-1, 2-0, 2-1)
Il bianco ed il nero, accomunati solamente dall’orgoglio.
Gerwyn Price è andato ad un millimetro dal D20 che avrebbe concretizzato ciò che tutti (correttamente) sospettavamo, ossia che il gallese è l’unico giocatore (aldilà di Humphries e Van Veen) a poter sconfiggere il marziano, che è in grado di mettere in crisi grazie al suo agonismo. Come ho di recente sentito dire da uno dei giornalisti di Sky UK, Littler ha fatto lo scatto finale quando ha iniziato a percepire l’angoscia negli occhi dei suoi avversari prima ancora di salire in pedana: Gewryn Price, arrogante nell’accezione migliore, il numero uno al mondo non avverte questa paura, non sale in pedana già vincitore, e questo lo rende nervoso, iniettando ulteriore fiducia nel gallese. Per la seconda volta nel corso del torneo Littler viene soccorso dalla fortuna, ma il messaggio di Price è chiaro e diretto: l’ex campione del mondo è troppo orgoglioso per lasciare che un ragazzino si beffi di lui.
Orgoglio è il termine che mi è venuto in mente durante l’altra semifinale: Van Veen nelle ultime settimane sembrava aver sostituito Humphries nelle classifiche degli antagonisti di Littler. Dieci leg a due mi sembra una risposta piuttosto indicativa di cosa ne pensi il numero 2 del mondo.
Finale
Luke Littler 6-5 Luke Humphries (1-2, 2-1, 2-0, 2-1, 1-2, 0-2, 2-1, 1-2, 1-2, 2-0, 2-0)
La verità: potevano tranquillamente vincere entrambi, anzi, Humphries era favorito sul 5-4 in suo favore.
La verità vera: Littler non è un essere umano, sul 4-5 in favore dell’avversario ha innescato il microchip di massima potenza e ha vinto 4 leg di fila.
A questo punto gli mancano solo 2 Major (European Championship e Players Championship Finals) per completare la bacheca, ha già vinto due Mondiali, nella classifica mondiale è primo con punteggio praticamente triplo rispetto a chi lo insegue, ha appena festeggiato 19 anni e Humphries lo ha per la prima volta eletto “Il più grande giocatore di freccette mai nato”.
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