CALCIO
5° giornata Champions League
25/11/2025
Ajax-Benfica 0-2
Dahl (6’), Martins (90’)
Galatasaray-Unione Saint Gilloise 0-1
David (57’)
Napoli-Qarabag 2-0
McTominay (65’), Jankovic (aut. 72’)
Borussia Dortmund-Villareal 4-0
Guirassy (45+2’), Guirassy (54’), Adeyemi (58’), Svensson (90+5’)
Chelsea-Barcellona 3-0
Koundé (aut. 27’), Estevao (55’), Delap (73’)
Bodo Glimt-Juventus 2-3
Blomberg (27’), Openda (48’), McKennie (59’), Fet (rig. 87’), David (90+1’)
Manchester City-Bayer Leverkusen 0-2
Grimaldo (23’), Shick (54’)
Marsiglia-Newcastle 2-1
Barnes (6’), Aubameyang (46’), Aubameyang (50’)
Slavia Praga-Athletic Club 0-0
26/11/2025
Pafos-Monaco 2-2
Minamino (5’), David Luiz (18’), Balogun (26’), Salisu (aut. 88’)
Copenaghen-Kairat Almaty 3-2
Dadason (26’), Larsson (rig. 59’), Robert (73’), Satpaev (81’), Baybek (90’)
Atletico Madrid-Inter 2-1
Alvarez (9’), Zielinski (54’), Gimenez (90+3’)
Sporting Club-Club Bruges 3-0
Quenda (24’), Suarez (31’), Trincao (70’)
Arsenal-Bayern Monaco 3-1
Timber (22’), Karl (32’), Madueke (69’), Martinelli (77’)
Eintracht Francoforte-Atalanta 0-3
Lookman (60’), Ederson (62’), De Ketelaere (65’)
Liverpool-PSV 1-4
Perisic (rig. 6’), Szoboszlai (16’), Til (56’), Driouech (73’), Driouech (90+1’)
Olympiakos-Real Madrid 3-4
Chiquinho (8’), Mbappé (22’), Mbappé (24’), Mbappé (29’), Taremi (52’), Mbappé (59’), El Kaabi (81’)
PSG-Tottenham 5-3
Richarlison (35’), Vitinha (45’), Kolo Muani (50’), Vitinha (53’), Ruiz (59’), Pacho (65’), Kolo Muani (72’), Vitinha (rig. 76’)
13° giornata Serie A
28/11/2025
Como-Sassuolo 2-0
Douvikas (14’), Moreno (53’)
29/11/2025
Genoa-Hellas Verona 2-1
Belghali (21’), Colombo (40’), Thorsby (62’)
Parma-Udinese 0-2
Zaniolo (11’), Davis (rig. 65’)
Juventus-Cagliari 2-1
Esposito (26’), Yildiz (27’), Yildiz (45+1’)
Milan-Lazio 1-0
Leao (51’)
30/11/2025
Lecce-Torino 2-1
Coulibaly (10’), Banda (22’), Adams (57’)
Pisa-Inter 0-2
Martinez (69’), Martinez (83’)
Atalanta-Fiorentina 2-0
Kossounou (41’), Lookman (51’)
Roma-Napoli 0-1
Neres (36’)
La passata giornata di Serie A ha segnato, a mio avviso, l’ingresso definitivo nel periodo più caldo del campionato, quello in cui si decide chi può lottare per cosa: poteva essere il week-end in cui la Roma dimostrava la sua totale ambizione, e invece è stato quello del ruggito del Napoli; poteva essere il week-end adatto per le concorrenti del Milan per rosicchiare terreno, e invece abbiamo assistito all’ennesimo musetto corto e alle ennesime polemiche arbitrali. È stato un fine settimana che ha lasciato l’amaro in bocca nella capitale, mentre sorridono Milano e Napoli, tornate in testa ad una classifica che vive di una apertissima lotta scudetto.
Ad aprire le danze, venerdì sera, l’interessante sfida, non così sorprendentemente di alta classifica, tra Como e Sassuolo, con in palio la possibilità di immettersi nel traffico della corsa alle posizioni europee. Ad avere la meglio, vuoi grazie al fattore casa, vuoi grazie alla superiorità tecnica su un comunque ottimo Sassuolo, sono i ragazzi di Fabregas, che quindici mesi dopo essere tornati nella massima categoria si ritrovano a quattro punti dal vertice e saldamente ancorati alla lotta per le competizioni europee, dimostrando quanto i progetti, anche nel deserto sportivo-manageriale della Serie A, siano possibili.
Si prosegue con le vittorie, nelle sfide del sabato pomeriggio, di Genoa e Udinese. Se per De Rossi arriva una fondamentale vittoria che gli permetterà di poter lavorare con maggiore serenità nelle prossime settimane, per i friulani arrivano tre punti che scacciano i cattivi venti che soffiavano dopo le ultime, non indimenticabili, prestazioni. L’altra faccia della medaglia ci parla di un Parma che non riesce a decollare dopo i miglioramenti mostrati, mentre per l’Hellas Verona le preoccupazioni iniziano a moltiplicarsi. L’assurda incapacità di trovare i tre punti della Fiorentina sta mettendo in ombra il pessimo avvio di stagione del Verona, che ha urgente necessità di mettere insieme idee ed intenzioni se non vuole seguire le orme del Monza dello scorso anno. A proposito di Viola, la squadra gestita da Vanoli continua a non fare clic. Anche se onestamente questa non aveva i crismi dell’occasione giusta per sbloccarsi, siamo arrivati ad un punto talmente surreale che ogni partita è un’immancabile ultima spiaggia, e una sconfitta a Bergamo, per quanto preventivabile, diventa l’ultima goccia nel mare di negatività che circonda la Fiorentina. Sfortuna, ansia, nervosismo, infortuni, errori nella gestione del mercato e delle scelte tecniche, performance di livello inadatto di alcuni giocatori, reparti non competitivi, terremoti societari, stadio metà cantiere: gli ingredienti per il disastro sportivo ci sono tutti, ma credo che sia ancora presto per preoccuparsi del peggio; quello che deve far riflettere e che pochi mesi fa, dopo la conquista di un insperato sesto posto, Palladino è stato cacciato a causa dei malumori della piazza, e da quel momento la Fiorentina ha smesso di funzionare. Proprio Palladino sembra invece aver preso possesso del timone in quel di Bergamo, rimettendo a sistema la squadra secondo vecchie gerarchie e innestando con riflessività le novità. La classifica non è ancora soddisfacente, ma la giusta via sembrerebbe essere ritrovata. Dà continuità alla vittoria in Champions la Juventus, ancora una volta (in modo un po’ preoccupante) in rimonta e ancora una volta trascinati da quel numero 10 che pian piano sta trovando la sua dimensione definitiva, contro un Cagliari nuovamente lodevole ma sfornito di punti. La situazione dei sardi in classifica non rende merito a quanto visto in campo sinora, e questo di solito non è un buon segno per chi ha bisogno innanzitutto di salvarsi. Sabato sera tanto amaro per Sarri e i laziali, vistisi annullare un rigore (che non c’era) per motivazioni surreali all’ultimo minuto, quanto dolce per Max Allegri e i suoi ragazzi, ormai totalmente sintonizzati con le idee e le modalità dell’allenatore toscano.
Il match del pranzo di domenica poteva e doveva essere l’occasione perfetta per il Torino per spazzare via il disastro casalingo contro il Como, mettere in cascina tre agevoli punti e riportare la testa alla colonna sinistra. Peccato che i ragazzi di Baroni siano riusciti nell’impresa sportiva di far segnare due volte nel giro di un minuto una squadra che aveva fatto un gol negli ultimi trentacinque giorni, sbagliare il rigore del pareggio al novantesimo e confezionare una sconfitta fantozziana che per l’ennesima volta ricorda ai tifosi granata che un futuro diverso, al momento, non è possibile.
Completa il quadro del pomeriggio la sofferta e matura vittoria dell’Inter a Pisa: se i ragazzi di Gilardino, come sempre, hanno saputo imbrigliare gli avversari spezzandone il ritmo, i nerazzurri hanno potuto affidarsi a quello che forse è l’unico vero campione di questo straordinario gruppo di giocatori, quel Lautaro Martinez troppo spesso contestato.
Alle 20:45 il vero big match di giornata, uno scontro del centro-sud finalmente valevole per gli altissimi piani di classifica: da una parte la Roma di uno squalificato Gasperini, intenzionata a dimostrare a tutti come l’ottimo avvio di stagione non fosse solo un’impressione o un particolare periodo di forma, dall’altra il Napoli di Antonio Conte deciso a mettersi definitivamente alle spalle i patemi pre-sosta e tornare a mostrare i muscoli. Al termine di una partita in cui il 99% dei duelli (non intesi come singolo duello individuale bensì come attacco contro difesa) sono stati vinti dai difensori, uno spunto di Neres in contropiede ha regalato agli azzurri tre punti che a fine anno peseranno, credo, in maniera particolare. Occasione persa per la Roma, ma credo che Gasperini e i suoi debbano mantenere il focus più sul quarto posto che su una eventuale corsa scudetto che rischierebbe di prosciugare energie fisiche e mentali.
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