Obiettivo di questo segmento, oltre alla celebrazione dei film più conosciuti e famosi della storia del cinema, è la promozione di quelle pellicole che vedono la loro popolarità decrescere vistosamente nelle nuove generazioni o di opere in generale minori che meritano una citazione.
Rientra nel secondo caso “Pasqualino Settebellezze”, film che a dicembre compirà 50 anni dalla prima uscita (20 dicembre 1975) per la regia di Lina Wertmuller e con la magistrale prova attoriale di un favoloso Giancarlo Giannini. Candidato agli Oscar per miglior regia, migliore sceneggiatura originale, miglior attore protagonista e miglior film straniero, riscuoterà grande successo sia in Europa che negli Stati Uniti. La sensazione però è che abbia seguito una traiettoria, per quanto riguarda la fama, simile a quella di Zico descritta nella scorsa uscita. Sicuramente uno dei film più importanti della storia del cinema italiano, quasi totalmente sconosciuto tra le nuove generazioni. A differenza del calciatore brasiliano, non proverò a formulare teorie circa la natura di questo fenomeno, ma quel che è certo è che “Pasqualino Settebellezze” meriterebbe decisamente più spazio nella narrazione e nel racconto cinematografico italiano.
In meno di due ore possiamo osservare il cambiamento di Pasqualino nel corso di 15 anni. La sensazione che assale lo spettatore durante tutta la visione è quella di chi è costretto, davanti a paradossi e situazioni estreme, a mettere in dubbio i confini dell’etica, di quanto un mezzo è considerato accettabile a seconda del fine e del contesto. Film crudo, che senza giri di parole o di immagini va dritto al punto.
Il consiglio è quindi quello di recuperare questo capolavoro, e già che ci siete, a proposito di paradossi e situazioni estreme, di recuperare anche “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”, altra opera di spessore in cui la Wertmuller dirige Giannini (che interpreta un marinaio siciliano comunista, sufficiente per giustificare il prezzo del biglietto) e Mariangela Melato.
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