Buon martedì, benvenuti alla diciannovesima uscita di quello che, causa assenza di creatività, si chiama “La Settimana Scorsa”.
In questa edizione potrete trovare, oltre alle solite rubriche, un commento sulla diciottesima giornata di Serie A e un approfondimento sulla Q-School.
Chi scrive è un appassionato di sport, cinema e musica.
INTRODUZIONE
Siamo in una partita di Risiko ed è il turno degli Stati Uniti. Dopo l’attacco in Venezuela in cui non ha perso neanche un carro armato, Trump saggiamente prova a sfruttare il passaggio via mare per attaccare la Groenlandia, appartenente al giocatore “Danimarca”, il quale farebbe parte della coalizione “Nato”, coalizione a cui appartiene Trump stesso. Il giocatore di mano ha evidentemente rilevato come il possesso della Groenlandia, che gli permetterebbe di valutare ulteriori attacchi ma che soprattutto gli consentirebbe di guadagnare due carri armati in più ad ogni giro grazie al possesso di tre continenti, vale più di una vecchia e arrugginita coalizione che in fondo inizia pure a stargli stretta. Donald Trump sta per lanciare i suoi dadi.
Adesso che l’attenzione globale è rivolta al diritto internazionale, ai macro-conflitti geopolitici tra potenze e agli scossoni che scompaginano equilibri secolari, adesso è il momento di minare le basi dello stato di diritto anche all’interno dei confini nazionali. In fondo, immaginate cosa sarebbe successo se il tragico assassinio commesso dall’ICE in Minnesota fosse successo anche solo dieci anni fa. Nel corso di questa settimana l’evento è stato condannato da molti, giustificato da altri, ma in generale non ha ricoperto un ruolo fondamentale nel dibattito pubblico. E in qualche modo è giusto così, perché siamo davanti ad un fenomeno che misura accuratamente quanto la fiducia nel rispetto delle regole, nazionali o internazionali che siano, è ai minimi storici.
Galvanizzati da quanto successo in Venezuela ma soprattutto esausti, sia culturalmente che economicamente, del regime imposto, i cittadini hanno messo in piedi una gigantesca ondata di proteste (non le prime, nel 2022 c’erano state manifestazioni simili) per le strade dell’Iran. Prima risposta del presidente: ascolteremo le istanze del popolo. Seconda risposta, quasi contemporanea: 600 morti in 4 giorni, secondo stime a ribasso. Terza risposta: chiusura della linea telefonica e delle reti internet, isolamento sistematico dei nuclei e blocco dell’informazione. L’Iran ha avvertito gli Stati Uniti di non intervenire, ma per Donald Trump questa situazione equivale ad una busta di caramelle gratis per un bambino.
Aspettiamoci ulteriori sviluppi della partita di Risiko, ormai condotta dal giocatore “USA”.
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