È estate, c’è caldo, recuperare due mesi di uscite in un’unica soluzione è stato un processo lungo e faticoso, per cui chiedo adesso a chi legge di passarmi questo capriccio: per questa volta, l’album della settimana non è un album, è il motivo per cui ho deciso di consigliarlo non è esclusivamente musicale (nonostante sia musicalmente ottimo). La raccolta che oggi consiglio è “El Album De Oro De Carlos Gardel”, disco che appunto raccoglie i maggiori successi del cantante fino al 1931. Come detto, oltre che melodico, e stiamo parlando del più importante cantante argentino (Carlos Gardel era francese, argentino e uruguagio) di tutti i tempi, il fascino di questa raccolta va ricercato in un altro fattore. Per chi, come chi scrive, ha passato estati a leggere libri sulla storia dei Mondiali di Calcio, unire i puntini dovrebbe già adesso risultare abbastanza semplice. Per chi nella vita si occupa di cose più importanti, spiego rapidamente. Dopo decenni di tentativi, i primi Campionati del Mondo di Calcio per Nazioni furono organizzati nel 1930 in Uruguay, paese che aveva conquistato l’indipendenza da appena 78 anni. Le delegazioni che si aggiungono ai padroni di casa sono una dozzina, di cui due terzi americane e un terzo europee. Nelle due semifinali l’Uruguay, favorito e bicampione olimpico, rifila un 6-1 ai malcapitati Jugoslavi, e con lo stesso punteggio si assicura il passaggio in finale l’Argentina ai danni degli Stati Uniti. Per i meno avvezzi alla storia del Sudamerica, 78 anni prima l’Uruguay aveva dovuto conquistare l’indipendenza attraverso una sanguinosa guerra proprio contro gli argentini, e i rapporti tra i due popoli non possono essere definiti di amicizia. Come indice del grado di tensione che si respirava a Montevideo (unico caso della storia dei mondiali in cui tutte le partite di un torneo si giocano nella stessa città), basti pensare che l’arbitro dell’incontro aveva tentato la fuga dopo le semifinali, era stato letteralmente braccato al porto e gli era stato promesso di essere scortato fino alla nave al termine della finale. Ed è qui che entra in gioco il maestro Gardel. Come accennato prima, il cantante non ha radici chiaramente definite: è nato in Francia, ma alcuni dicono che sia nato in Uruguay; a due anni si è trasferito a Buenos Aires, dove ha passato la maggior parte della sua vita, almeno fino a quando la fama non lo ha portato a vivere in un costante tour mondiale. Per questi motivi, Gardel era oggetto di forti discussioni riguardo a quale lato del Rio de La Plata avesse il diritto di vantarne le gesta. Come in tutte le buone storie, adesso che abbiamo gli elementi del contesto possiamo entrare nel disastro. Il tutto avviene la notte prima della finalissima, quando Gardel viene invitato a suonare per allietare ed incoraggiare, prima della storica partita, sia la nazionale argentina che la nazionale uruguagia. Gardel accetta entrambi gli inviti, un po’ per lusinga, un po’ per non fare torto a nessuno. Va prima dai suoi argentini: canta, suona e lo spettacolo viene apprezzato. A quel punto il cantante raccoglie la chitarra e si dirige verso l’ala urugagia dell’hotel, dove ad aspettarlo c’è Nasazzi, capitano di quasi due metri e primo caudillo della storia del calcio del suo paese, che essendo venuto a conoscenza della performance del maestro presso gli avversari, decide di accoglierlo distruggendo i suoi costosissimi strumenti musicali. Era un altro calcio e un altro Sudamerica, ma la bellezza di questa raccolta di Carlos Gardel, colonna sonora del primo campionato del mondo di calcio, è ancora cristallina.
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