Disco della settimana #4 – La settimana scorsa

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Restiamo in clima genovese e passiamo ad un gruppo di conoscenti e amici di Paolo Villaggio che nel 1968 decidono di lavorare congiuntamente ad un progetto che rappresenterà una pietra miliare di fondamentale importanza per gli sviluppi dell’industria musicale italiana: stiamo parlando del primo concept album pubblicato in Italia, partorito dall’unione artistica di personalità di spicco della cultura artistica genovese. Se a incidere materialmente sono ovviamente i New Trolls, i testi sono principalmente degli adattamenti di Fabrizio De André a partire da alcune poesie dell’amico poeta Roberto Mannerini, mentre è Gian Piero Reverberi ad affiancare Nico di Palo e Vittorio De Scalzi per quanto riguarda le musiche e la produzione.
Il risultato è un album tanto potente e rivoluzionario dal punto di vista musicale che curato e impegnato dal punto di vista dei testi.
Il filo rosso che collega gli otto brani centrali del disco è il desiderio, espresso dai vari personaggi, di una felicità da ricercarsi attraverso la pietà e l’empatia umana, mentre il brano iniziale e finale, che incorniciano l’album, raccontano le emozioni che il narratore ha provato guardando le cose del mondo, quelle stesse cose che promette di continuare ad osservare, girando il mondo senza orario e senza bandiera. Questo disco merita una descrizione più dettagliata di qualsiasi cosa si possa inserire in queste poche righe, per cui in questo caso non è un consiglio bensì una richiesta fatta col cuore in mano quella di ascoltare questo disco, approfondirne la storia e i testi, perché ne vale e ne varrà sempre la pena.
Per chi non si sentisse pronto ad affrontare un ascolto integrale, consiglio quantomeno le tracce “Ho veduto”, “Vorrei comprare una strada”, “Signore, io sono Irish”, “Ti ricordi Joe?” e “Andrò ancora”, dovrebbero essere abbastanza per avere una vaga idea del prodotto: mentre la prima e l’ultima sono la cornice di cui sopra, la seconda parla del sogno di Williams di possedere un pezzo di New York per donarlo ai bambini, la terza di Irish (Mannerini), che si rivolge direttamente al Signore chiedendogli una bicicletta, simbolo della fede, per poter raggiungere Lui e quindi la pace, mentre la quarta percorre la triste memoria dei Marines partiti per la guerra. Assaggi di una musica che non esiste più.
Una menzione la merita la copertina dell’album, raffigurante un pagliaccio, solo, in un non luogo desolato, senza sole né luna e quindi senza tempo, mentre guarda il cielo con le mani congiunte circondato dai suoi oggetti personali che ha lasciato cadere a terra.
Capolavoro che trasuda Mannerini da ogni nota.

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