“Thick as a Brick”, Jethro Tull, 1972. – La settimana scorsa

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Thick as a Brick

 

Nel 1971 i Jethro Tull, band formata da talentuosi giovani musicisti britannici che si era fatta spazio da qualche anno partendo da sonorità blues, pubblicano “Aqualung”, disco che li porterà al successo internazionale e che senz’altro sarà prima o poi oggetto di questa rubrica. In seguito all’uscita dell’album, estremamente apprezzato sia dal pubblico che dalla critica, c’è però un fatto che fa imbestialire il frontman e fondatore del gruppo Ian Anderson: qualche giornalista si è permesso di affibbiare l’etichetta di “Concept Album” ad Aqualung. Nulla di particolarmente grave penserete voi, soprattutto se pensiamo che quel disco è ancora oggi considerato un Concept Album. Non vale lo stesso per Anderson, talmente infastidito da affermare qualcosa che avrà dovuto somigliare a “Pensate davvero che questo disco in cui abbiamo solo unito canzoni sia un Concept? Adesso ve la faccio io la madre di tutti i Concept Album”.

L’idea è di parodizzare il crescente movimento del progressive-rock, creando un disco che prendesse in giro i continui cambi di ritmo, che satirizzasse le grandi opere di band come Emerson, Lake and Palmer. Per farlo, i Jethro Tull decidono di incidere 43 minuti di musica senza interruzioni (in realtà è un insieme di canzoni ideate singolarmente e ben distinguibili, unite tra di loro da intermezzi musicali); i testi, ci dice la copertina e la SIAE, sono la trascrizione del poema con cui Gerald Bostock, fittizio bambino di otto anni, ha vinto un concorso di poesia locale: in realtà l’autore dei testi è lo stesso Anderson, che ha dichiarato di aver preso ispirazione dalle sensazioni che provava da adolescente. A proposito di copertina, i Jethro Tull non si limitarono a ricreare solamente la prima pagina di un fantomatico quotidiano, ma richiesero di produrre un’intera edizione del giornale contenente notizie surreali basate sullo stile dei Monty Python, che riporta al suo interno anche l poema integrale di Bostock. In seguito, Anderson affermerà che i lavori per la produzione del giornale richiesero più tempo che le registrazioni del disco (durate circa due settimane).

Partiti per prendere in giro un genere musicale, i Jethro Tull con questo disco realizzano una delle pietre miliari di quel genere stesso, aggiungendo alle chitarre e alle tastiere diversi strumenti classici tra cui il famosissimo flauto che diventerà il loro marchio di fabbrica e di cui Ian Anderson è uno dei principali esponenti moderni: “Thick as a Brick” entra nella top 5 in UK e scala fino alla prima posizione in USA, in Australia e in Canada, rimanendo incastonato nella storia della musica del Novecento come una delle più importanti opere Prog.

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