23° giornata Serie A
30/01/2026
Pedro (rig. 56’), Taylor (62’), Malinovskyi (rig. 67’), Vitinha (75’), Cataldi (rig. 90+10’)
31/01/2026
Berardi (25’), Caracciolo (aut. 45+1’), Aebischer (51’), Koné (58’)
Vergara (11’), Gutierrez (49’), Solomon (57’)
Mazzitelli (36’), Kilicsoy (45+2’), Sulemana (84’), Idrissi (90+1’)
01/02/2026
Adams (29’)
Martinez (16’), Zielinski (31’)
Bremer (15’), McKennie (37’), Cambiaso (aut. 51’), Bremer (54’), David (64’)
02/02/2026
Ekkelenkamp (49’)
8° giornata Champions League
28/01/2026
Vitinha (8’), Willock (45+2’)
Mbappé (30’), Schjelderup (36’), Pavlidis (rig. 45+5’), Schjelderup (54’), Mbappé (58’), Trubin (90+8’)
Khalaili (70’)
Musiala (58’), Saibari (78’), Kane (84’)
Sancet (3’), Diomande (12’), Guruzeta (28’), Trincao (62’), Santos (90+4’)
Dragomir (17’), Chaloupek (44’), Bruno (53’), Silva (84’), Orsic (87’)
Haaland (10’), Cherki (29’)
Mac Allister (15’), Wirtz (21’), Salah (50’), Ekitike (57’), Mac Allister (61’), Chiesa (90’)
Dadason (4’), Lewandowski (48’), Yamal (60’), Raphinha (rig. 69’), Rashford (85’)
Martins (52’), Dolberg (rig. 69’), Hezze (79’)
Diakhon (4’), Vermant (11’), Stankovic (79’)
Dimarco (80’), Diouf (90+4’)
Tillman (12’), Tillman (35’), Grimaldo (57’)
Sorloth (15’), Sjovold (34’), Hoegh (59’)
Fernandez (rig. 19’), Vergara (33’), Hojlund (43’), Pedro (61’), Pedro (82’)
Gyokeres (2’), Monteiro (rig. 7’), Havertz (15’), Martinelli (36’), Ricardinho (90+4’)
Kolo Muani (47’), Solanke (77’)
La stagione 2025-26, in settimana, ha battuto un colpo forte.
Il nuovo formato della Champions che abbiamo imparato a conoscere lo scorso anno ci ha regalato una notte di completa follia, con 61 gol in 90 minuti e decine di cambi di classifica in tempo reale. Alla fine dei conti, tra le prime otto contiamo cinque inglesi (Arsenal, Liverpool, Tottenham, Chelsea e Manchester City), una tedesca (Bayern Monaco), una spagnola (Barcellona) e a sorpresa una portoghese (Sporting Club). Arsenal e Bayern Monaco hanno percorso un girone di livello superiore rispetto alle concorrenti, ma questo ha poco a che vedere con le fasi ad eliminazione. Per quanto riguarda le italiane, l’Inter fa ancora una volta da capofila: i nerazzurri per qualche minuto, dopo il gol di Dimarco, si erano anche trovati nelle prime otto posizioni, salvo poi vedersi superare da Chelsea e Sporting Club. Fase a gironi comunque positiva per i ragazzi di Chivu, che ai sedicesimi di finale dovranno vedersela con il fastidioso Bodo Glimt, qualificato grazie a due miracolose vittorie nelle ultime due contro Manchester City e Atletico Madrid. Sorteggio insidioso anche per la Juventus, che concludendo il girone al tredicesimo posto si è assicurata il sedicesimo contro il Galatasaray di Victor Osimhen. In casa Atalanta abbiamo assistito ad un piccolo dramma sportivo: se consideriamo che i ragazzi di Palladino erano vicinissimi alla conquista degli ottavi di finale prima di farsi rimontare dall’Athletic Club e vanificare il tutto con la sconfitta di mercoledì contro l’Union Saint Gilloise, la beffa di aver pescato il Borussia Dortmund ai play-off deve fare riflettere i bergamaschi su quello che ebbe potuto essere. Chiudiamo il capitolo nazionale citando il Napoli, che ha chiuso una campagna europea che nonostante le mille scusanti e i tanti infortuni non può che essere definita ignobile, soprattutto se messa a paragone con le avversarie: il Napoli scudettato ha raccolto meno punti di squadre come Olympiakos, Qarabag, Bodo Glimt, Pafos e Union Saint Gilloise, facendo meglio solo di Copenaghen, Ajax, Eintracht Francoforte, Slavia Praga, Villareal e Kairat Almaty.
Tra le otto qualificate dirette avrete notato due gigantesche assenze: il PSG, che ha gettato alle ortiche il passaggio del turno raccogliendo due soli punti nelle ultime tre partite, e Real Madrid, incapace di evitare la sconfitta in una notte che è già inscritta nel grande libro della storia del calcio contro il Benfica dell’ex Josè Mourinho. Nella partita di Lisbona c’è tutto: in primis un gol segnato dal portiere Trubin al 98’ che permette al Benfica di strappare l’ultima posizione valida per la qualificazione; la conseguente eliminazione del Marsiglia di De Zerbi, al quale sarebbe bastato perdere con 2 gol di scarto e che invece ha subito un 3-0 dal Club Bruges; l’espansione della vicenda riguardante la posizione di allenatore del Real Madrid; l’incredibile coincidenza per cui le due squadre sono state sorteggiate e dunque si ritroveranno per i sedicesimi di finale, in un’atmosfera in cui non vediamo l’ora di immergerci.
Dopo un giovedì che ha visto impegnate in Europa League la Roma (qualificata direttamente agli ottavi) e il Bologna (qualificato ai play-off), venerdì sera è cominciato un interminabile turno di campionato che deve ancora concludersi nel momento dell’uscita di questa edizione, dato che Bologna-Milan si giocherà martedì alle 20:45.
Turno aperto dalla vittoria al cardiopalma della Lazio in casa contro il Genoa grazie al rigore convertito da Cataldi al centesimo minuto (non il primo di questa stagione). Considerato che la Lazio, soprattutto nella figura del suo presidente, è nell’occhio del ciclone per quanto riguarda la gestione rivedibile di praticamente ogni aspetto, che in questa sessione di calciomercato i disastri sono iniziati con le cessioni dei giocatori più importanti, sono passati dall’acquisizione di sostituti non all’altezza e si sono conclusi con l’affaire Romagnoli, degno di un film di Lino Banfi, la colonna di sinistra, figurarsi la pseudo lotta per l’Europa, sono un capolavoro di Sarri. Risultato negativo ma sensazioni ancora positive per Daniele De Rossi, la cui squadra è più viva che mai.
Il sabato è iniziato con i tre punti conquistati dal Sassuolo in casa del Pisa: se i ragazzi di Grosso si confermano dei seri candidati alla colonna sinistra di questo particolarissimo campionato, per Gilardino la sconfitta nello scontro tra ex Serie B è costata l’esonero. Ad onor del vero, credo che la responsabilità della posizione di classifica sia da attribuirsi più alla qualità della rosa che all’operato dell’ormai ex allenatore. Nonostante questo, è comprensibile come la proprietà, in seguito ad un mercato di gennaio comunque oneroso, cerchi in qualsiasi modo di evitare una retrocessione che pare già scritta.
Si prosegue con la vittoria casalinga del Napoli ai danni della Fiorentina, non scontata considerato il momento delle due squadre. La partita verrà probabilmente ricordata come quella del definitivo salto di qualità di Vergara, giocatore cui impiego in questi giorni si discute moltissimo. Per gli uomini di Conte è fondamentale in questo momento di burrasca mantenere il timone quanto più possibile dritto, soprattutto dal momento in cui Juventus e Roma non sembrano avere intenzione di rallentare: il focus dovrà indubbiamente trasferirsi dallo scudetto alla difesa della posizione valida per la qualificazione alla prossima Champions.
In serata il Cagliari si diverte, schiaffando quattro reti al Verona e facendo traboccare il proverbiale vaso della panchina di Zanetti, seconda vittima di questa decisiva giornata di campionato. Il discorso sul Verona, purtroppo per loro, è spaventosamente simile a quello fatto per il Pisa, con l’ulteriore pecca di non aver, a mio avviso, condotto un altrettanto facoltoso mercato di riparazione.
Domenica a mezzogiorno, il sottoscritto ne è testimone oculare, allo Stadio Olimpico Grande Torino c’era più gente a popolare il piazzale antistante che nelle tribune, e questo è noto, ma non è tutto. Perché oltre alla curva Maratona, a scioperare è stata anche la Curva Primavera. Perché per un problema idraulico durante il primo tempo si sono allagati gli spogliatoi. Perché l’acqua ha raggiunto una centrale elettrica e di conseguenza si sono spenti tutti i tabelloni pubblicitari e uno dei due maxischermi. Perché l’annuncio della formazione è stato un botta e risposta tra il solitario speaker e un tifoso che dopo ogni singol nome ha ripetutamente risposto con un fermo e deciso” Merda!”, parlando a nome di tutti. Perché l’unica cosa che si è sentita durante i novanta minuti, oltre al tifo del settore ospiti, è stato qualche bambino che inconsapevole ha intonato un coro di supporto per la squadra. La partita è stata a dir poco disastrosa: contro un Lecce da Serie C zona play-out tutte le azioni più pericolose sono nate da lanci ad occhi chiusi ed errori avversari; nonostante la dimostrata inettitudine degli avversari, il Torino è andato a un palo di Banda di distanza dal subire un pareggio che avrebbe acceso la seconda ondata di violenze del week-end e che con ogni probabilità avrebbe fatto sembrare gli scontri di Corso Regina Margherita una azzuffata tra infanti. Aldilà di tre punti utili solo a rimandare ulteriormente l’affondamento, della gara di domenica a Torino non si salva niente e nessuno.
La gara delle quindici tra Como e Atalanta è terminata con uno degli 0-0 meno noiosi dell’anno: se da un lato Fabregas ha ancora da rimuginare pensando agli abbondanti 5 expected goals, all’80% di possesso palla, al rigore sprecato da Nico Paz all’ultimo minuto, dall’altra parte l’Atalanta grazie ad un monumentale Carnesecchi esce imbattuta dal Senigallia in un match che per motivi misteriosi ha dovuto affrontare quasi integralmente in dieci uomini. L’espulsione di Ahanor, così come il primo rigore a favore della Lazio, sono frutto di interpretazioni contrarie al senso primitivo del gioco. Detto ciò, quello che più mi ha colpito nella gara di Como è la sensazione netta che rispetto a qualche mese fa, la squadra di Fabregas sia maturata in un aspetto che gli mancava in maniera lampante: l’astuzia, la malizia, la capacità non solo di non abboccare nelle trappole tese da avversari più esperti, ma addirittura di ribaltare il tavolo e procurarsi vantaggi più o meno rilevanti attraverso comportamenti scaltri, furbi. Più che un miglioramento tecnico-tattico, credo sia questo ad aver contribuito maggiormente al salto di qualità dei lariani in questa stagione.
Nel penultimo match di giornata l’Inter mette a segno la più regolare delle vittorie a Cremona (e non si deve sottovalutare la capacità di mettere a segno vittorie regolari, pensiamo alla stagione delle 12 sconfitte di Inzaghi) e non cede neanche di un centimetro il passo alle concorrenti, sempre meno credibili di settimana in settimana. A questo punto Chivu potrebbe quasi iniziare a ragionare sulla possibilità di accumulare un vantaggio talmente significativo in campionato da poter permettersi di rallentare, a risultato già ottenuto, nelle ultime settimane e concentrarsi sulle coppe, aspetto che soprattutto dal punto di vista delle energie l’anno scorso i nerazzurri non sono riusciti a gestire correttamente.
La serata di domenica ci ha portato l’ennesima prestazione convincente della Juve targata Spalletti, che ha rifilato un netto 1-4 al solito Parma inerme e si è riportata momentaneamente al quarto posto, approfittando dello scivolone della Roma, sconfitta 1-0 dall’Udinese grazie al gol del sempre più decisivo Ekkelenkamp e alle parate di Okoye. I giallorossi sono stati incapaci di innescare le nuove frecce offensive e ancora una volta hanno dimostrato tutti i loro limiti nell’ambito della finalizzazione.
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