Editoriale #21 – La settimana scorsa

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Nella giornata di sabato un corteo enormemente partecipato ha percorso le strade di Torino in segno di solidarietà con il centro sociale Askatasuna, sgomberato in seguito di scontri durissimi a metà dicembre. Come era prevedibile e previsto, in serata, qualche ora dopo la partenza del corteo, frange di violenti si sono staccate dalla manifestazione per innescare la guerriglia contro le forze dell’ordine. Hanno fatto il giro del web le immagini catturate in Corso Regina Margherita: il poliziotto pestato dai ragazzi, il fotografo pestato dai poliziotti, l’anziano signore con il volto insanguinato. Da qui il dibattito pubblico si è totalmente concentrato sulla necessità di fornire più sicurezza e garanzia alle forze armate, visione contro cui si scagliano i manifestanti. Dal mio punto di vista, la cosa più preoccupante è l’incapacità di organizzare una manifestazione pacifica di solidarietà senza dare spazio a chi, a prescindere dalla visione politica, distruggerà il messaggio del corteo agendo in maniera violenta e di conseguenza monopolizzando l’attenzione (risorsa limitata) del pubblico. Se poi mi fosse permesso aggiungere un pensiero in qualità di studente che vive quegli ambienti quotidianamente, rileverei una fastidiosa tendenza, soprattutto dei collettivi di una certa sinistra (credo in quanto più numerosi), di desiderio di “catechizzare” i colleghi che non condividono la stessa visione del mondo o che non la esprimono con la stessa vigoria. A prescindere dallo spettro politico, sono abbastanza d’accordo con chi pensa che questo tipo di atteggiamenti dovrebbero essere riservati a “Chi sa di raccogliere in bocca il punto di vista di Dio”, individui che normalmente non sono i più inclini al dialogo e presentano una forte allergia nei confronti della logica aristotelica. Detto che chi decide di adoperare la violenza fisica è responsabile di sé stesso e si qualifica in quanto tale, un’autoanalisi che porti possibilmente a darsi una svegliata all’interno dell’ambiente accademico (soprattutto nei dintorni di Corso Regina Margherita) sarebbe un modo efficace di negare le fondamenta psico-sociali su cui si basano questi facinorosi e distaccarsene realmente.

 

Dopo il disastro provocato dal ciclone Harry un paio di settimane fa, la Sicilia è ancora colpita da una calamità naturale. In maniera non del tutto imprevedibile (ed è questo, purtroppo, il fulcro della vicenda) a Niscemi si è aperta una frana di diversi chilometri che ha divorato parte del paese, e che in questi giorni sta continuando la sua avanzata, costringendo le autorità a sgomberare praticamente l’intero centro abitato, ormai deserto. In un momento in cui il Meridione lamenta una diseguaglianza di trattamento economico rispetto alle regioni del Nord, la visita “volante” di Giorgia Meloni e le accuse dell’ottimo Nello Musumeci (ex presidente della Regione Sicilia!) nei confronti delle autorità locali di avere ignorato il problema hanno fatto emergere ancora una volta angoscia in chi è consapevole di essere, in fondo, un cittadino di seconda categoria.

 

Tra fermi preventivi di due giorni paventati dall’umanissimo Salvini, Epstein files di cui, diciamoci la verità, ci interessa fino ad un certo punto, Gianni Infantino che dopo aver selezionato come paesi ospitanti dei Mondiali la Russia pre-invasione, il Qatar senza diritti, gli Stati Uniti nel peggior momento della loro storia e l’Arabia Saudita dove i principi ammazzano chi vogliono si convince del fatto che in fondo è il momento di riaccogliere la Russia nelle competizioni internazionali, l’intensificarsi degli attacchi in Ucraina in seguito alla fine della tregua temporanea, la situazione terrificante che si è creata in Iran, i disastri meteorologici, scegliete voi.

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