Disco della settimana
A una terra che amo / Amalia in Italia
Come spesso ci piace fare in questa rubrica, proviamo ad uscire dal sentiero per addentrarci nei meandri della musica internazionale.
Per farlo ci avvaliamo di una signora guida. Per descriverla, in passato, bastava dire “Portogallo”. Ai nostri giorni, causa tale Ronaldo Cristiano, a “Portogallo” si deve aggiungere “Donna”. Nessun dubbio permane, perché lei è indiscutibilmente ed unanimemente la regina del Portogallo. Come faceva Riva con le canzoni di Tenco e De Andrè, Mourinho ha sempre ascoltato compulsivamente la sua voce, simbolo di quello strano paese arroccato sull’Atlantico da cui vengono entrambi. Non la vostra donna qualunque, prima di diventare regina popolare è stata fruttivendola e pasticciera. Con lei il genere del Fado ha conquistato impareggiata notorietà. Le sue prime esibizioni risalgono al 1935, ma non registrerà nulla sino al 1945 e il primo disco sarà pubblicato nel 1952, quando è già una superstar in tutta Europa grazie al passaparola e alle numerose partecipazioni cinematografiche. Dopo il rovesciamento del regime di Salazar ha dovuto convivere con le accuse infondate di chi la additava a strumento di propaganda, quando in realtà è documentato come Salazar, nonostante la lodasse pubblicamente, in privato disprezzasse sia lei (che sosteneva economicamente in segreto il partito comunista) che i messaggi trasmessi nelle sue canzoni.
Proprio in quegli anni, tra i numerosi viaggi e tournée, incide due dischi in Italia, prima “A una terra che amo”, formato esclusivamente da interpretazioni di canzoni popolari italiane tra cui le siciliane Ciuri,ciuri e Vitti ‘na crozza, e poi “Amalia in Italia”, che contiene sia suoi brani tradotti in italiano sia canzoni italiane popolari o contemporanee, tra le quali Canzone per Te.
Dal 1999 è la prima ed unica donna a riposare all’interno del Pantheon Nazionale del Portogallo, insieme alle più importanti personalità della storia del Portogallo.
Amalia Rodrigues, Lisbona 1920 – Lisbona 1999.
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