“Il sorpasso”, Dino Risi, 1962. – La settimana scorsa

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Il sorpasso

 In occasione dei 109 anni dalla nascita del maestro Dino Risi vale la pena ricordare il capolavoro assoluto di una filmografia costellata di capolavori. Parliamo de Il Sorpasso (1962).

La storia di un’amicizia che si svolge a bordo di un Aurelia B24 sulla soglia dei 130 chilometri orari quella di Bruno, trentaseienne romano vigoroso interpretato da Vittorio Gassman, e Roberto, giovane studente di legge interpretato da Jean-Louis Trintignant.

Un’amicizia basata sul rovesciamento di un adulto che si comporta come un adolescente e un ragazzo che vive con il senso di responsabilità tipico dell’età adulta. La storia è condita di rimandi alla contemporaneità, dalla colonna sonora composta dai principali tormentoni italiani allo scambio dei due protagonisti su “L’Eclisse” di Antonioni.

Attorno alla vicenda dei due protagonisti Risi dipinge una galleria di personaggi morenti, come Lilly, la figlia di Bruno interpretata da Catherine Spaak, o già morti come Alfredo, il cugino di Roberto. Pare sorgere qui la critica a quel sistema di valori basato sul successo e lo status sociale che caratterizzò il periodo del Boom economico. Roberto rappresenta la crisi del piccolo borghese, cosciente della sua condizione troppo lontana sia dall’alta borghesia sia dal mondo del sottoproletariato urbano, regno di Bruno. Non è un caso che Risi affidi a Roberto l’unica voce fuori campo: vuole che lo spettatore si identifichi in lui.

L’empatia che lo spettatore prova nei confronti dei protagonisti è il risultato di una recitazione spontanea e perfettamente credibile (merito anche di un casting da manuale), ma anche di una regia naturalistica in cui la cinepresa accompagna lo spettatore dentro la vicenda e di un montaggio che lascia spazio allo spettatore per ragionare su ciò che vede e per unirsi alle frequenze emotive di una scena senza brusche interruzioni di primi piani, campi e controcampi.

Per la sua semplicità, la sua autenticità e soprattutto per quella sua capacità di coinvolgere lo spettatore, il film fu apprezzato in Italia e all’estero ed ebbe una forte influenza sui registi di tutto il mondo dando il via al filone dei road movie. Bisogna ricordare che Il Sorpasso è figlio di un sistema produttivo, quello italiano degli anni Sessanta, che aveva capito che sulla produzione di film di alto livello contenutistico e artistico si poteva basare un’industria prolifica rilevante nel panorama cinematografico mondiale, idea tristemente scomparsa nell’industria cinematografica italiana attuale.

Articolo a cura di Enrico Bongiovanni. 

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