NBA
Approfittando di un week-end di magra per quanto riguarda la Serie A, torniamo finalmente a parlare di basket a stelle e strisce. Dal momento che questo è il primo viaggio in NBA di questa stagione, l’articolo proverà a riassumere le vicende dei primi due mesi di stagione regolare, esponendo gli eventi principali e i possibili risvolti del prossimo periodo.
Usando come guida la classifica attuale ed iniziando dall’Est, la prima squadra che incontriamo (e da qui inizia una serie di sorprese non da poco) sono i Detroit Pistons, guidati da un Cade Cunningham in versione MVP, che un paio d’anni dopo aver registrato uno dei record peggiori nella storia moderna della NBA hanno saputo mettere in fila 14 vittorie di fila, a contributo di un record di 22 vinte e 6 perse che ad oggi li pone in cima alla conference. La rinascita dei Pistons è dovuta, oltre al già citato Cunningham, cresciuto moltissimo dal suo ingresso nella lega, alle ottime prestazioni fornite da Jalen Duren, probabile All-Star, e un roster molto equilibrato e ben assortito.
A seguire nel ranking i New York Knicks (19-8), recentissimi vincitori della NBA Cup in finale contro gli Spurs, e i Boston Celtics (17-11). Se per i Knicks di Jalen Brunson la stagione regolare sta ricalcando quanto di buono fatto vedere negli scorsi anni, in pochi si sarebbero aspettati una partenza così positiva per dei Celtics orfani di Jason Tatum e privati in estate di Jrue Holiday e Porzingis praticamente in cambio di un Anfernee Simons che sta giocando da sesto uomo. Gli uomini di Mazzulla hanno saputo ridimensionarsi, si sono affidati a Jalen Brown come portatore di palla primario e dopo qualche settimana di assestamento hanno aumentato i giri del motore tanto da portarsi al momento in testa al gruppetto di franchigie che insegue il terzo posto formato nell’ordine, oltre che dai Celtics stessi, da Philadelphia 76ers, Toronto Raptors, Orlando Magic, Miami Heat, Cleveland Cavaliers e Atlanta Hawks, ad oggi tutte accorpate tra il 17-11 dei Celtics e il 15-14 degli Hawks.
Partiamo da Philadelphia: nella città dell’amore fraterno, ad inizio anno, il pessimismo era palpabile. D’altronde, più di 100 milioni di dollari di stipendi vengono spartiti tra Joel Embiid, ex atleta con il fisico di un pettirosso, e Paul George, podcaster di prim’ordine. A tirare la carretta, mentre i due compari non davano segnali di vita, ci ha dovuto pensare Tyrese Maxey con prestazioni offensive sovrumane da ben più di 30 punti a notte, coadiuvato dal rookie VJ Edgecombe, che nelle prime settimane ha messo insieme le migliori medie statistiche tra i giocatori selezionati nel Draft (nelle ultime partite il suo rendimento è calato ed è stato superato da Flagg nella corsa al Rookie of the Year).
Trasferiamoci in Canada per fare visita agli insospettabili Toronto Raptors. Brandon Ingram, Scottie Barnes, RJ Barrett, Immanuel Quickley, una second unit con giocatori di grande esperienza: che il roster dei canadesi fosse di qualità si sapeva, il dubbio riguardava più la coesione e la capacità di mettere a sistema il materiale umano a disposizione. Dopo un inizio con il botto il rendimento si è ora stabilizzato sopra il 50% di vittorie.
Scendendo ancora nel ranking troviamo Orlando Magic e Miami Heat. Le due franchigie della Florida stanno vivendo momenti diversi dei loro cicli: se i Magic stanno attraversando un percorso di crescita che li ha portati quest’estate ad aggiungere Desmond Bane ad un core giovane formato da Paolo Banchero e Franz Wagner, gli Heat sono da anni incastrati in una terra di mezzo da cui devono cavarsi fuori, in un senso o nell’altro. Per quanto riguarda Orlando, i tifosi non hanno ancora potuto gustarsi il nuovo trio Bane-Banchero-Wagner a causa degli infortuni ad intermittenza, ma un abbozzo di intesa sta iniziando a germogliare dopo una serie di prestazioni negative nelle prime settimane. A Miami sono passati da un avvio di stagione tiepido ad un filotto di vittorie che aveva illuso coach Spoelstra di aver risolto i problemi offensivi della squadra ad una serie di sconfitte che ha riportato gli Heat ad un record vicino al 50%. Da segnalare l’impiego costante dalla panchina di un Simone Fontecchio alla miglior stagione in carriera.
Chiudono il gruppetto delle pretendenti ai Play-Off Cleveland Cavaliers e Atlanta Hawks. I più esperti ricorderanno come l’anno scorso i Cavs chiusero al primo posto ad Est anche grazie ad una partenza razzo da 15 vittorie e zero sconfitte. Pur con lo stesso roster, in questa stagione qualcosa sembra essersi rotto e al momento neanche il posto ai Play-Off sembra assicurato. Finiamo con l’interessante caso degli Hawks: durante la off-season ad Atlanta ad un roster di alto livello era stato aggiunto Porzingis e con lui la speranza di poter comandare l’Est. Dopo un paio di mesi, il campo ci ha detto che senza Porzingis e senza Trae Young, infortunatosi molto presto, gli Hawks sono diventati la squadra di uno straordinario Jalen Johnson, che insieme a Dyson Daniels e ad un Alexander-Walker molto migliorato hanno portato Atlanta stabilmente ad un record positivo.
Le restanti sei squadre dell’Est possono essere a mio avviso divise in ulteriori due gruppetti: quello delle delusioni, composto da Chicago Bulls e Milwaukee Bucks, e quello del tanking, formato da Charlotte Hornets, Brooklyn Nets, Indiana Pacers e Washington Wizards.
A Chicago la stagione era cominciata come meglio non si poteva, con 5 vittorie nelle prime 5 uscite e delle super prestazioni di Vucevic, Buzelis e Giddey. Nell’esatto momento in cui l’opinione pubblica ha iniziato a parlare di loro, i Bulls si sono disgregati, passando da 5-0 all’attuale 12-15.
La medaglia d’oro delle delusioni di questa stagione va però senza alcun dubbio ai Milwaukee Bucks, talmente brutti da fare sollevare un polverone mediatico negli ultimi giorni riguardo una possibile richiesta di scambio da parte di Giannis Antetokounmpo, stanco di una dirigenza non in grado di circondarlo del talento necessario a competere per l’anello: Myles Turner, Kyle Kuzma, Kevin Porter Jr, Bobby Portis, Gary Trent Jr, Gary Harris non formano un roster all’altezza. Unica nota positiva di questa stagione le inaspettate ottime prestazioni di Ryan Rollins, spesso prima arma offensiva della squadra.
Su Hornets, Nets, Pacers e Wizards non c’è molto da dire: per un motivo o per un altro, tutte queste franchigie non possono ad oggi competere per vincere, e giustamente stanno perdendo più partite possibili per assicurarsi una delle prime scelte nel prossimo, attesissimo Draft.
Chiudiamo il capitolo Est e spostiamoci sul Pacifico per analizzare le dinamiche della costa sportivamente più ricca ed ambiziosa.
In testa alla classifica di quest’anno ma in proiezione anche di tutte le classifiche della storia del basket gli Oklahoma City Thunder, i quali per assicurarsi la vetta dell’Ovest hanno messo giù un simpaticissimo 24-1 in apertura di campionato. Le sconfitte della scorsa settimana per mano di Spurs in semifinale di NBA Cup e T’Wolves hanno dimostrato che in gara singola sono battibili (e non era scontato), ma sulla possibilità di superarli in una serie al meglio delle sette conservo ancora qualche dubbio.
Provando anche ad Ovest a dividere le squadre in gruppetti, dopo i fuggitivi Thunder troviamo il gruppo delle inseguitrici formato nell’ordine da San Antonio Spurs (20-7), Denver Nuggets (20-7), Los Angeles Lakers (19-8), Houston Rockets (17-8) e Minnesota Timberwolves (18-10).
Il fatto che i San Antonio Spurs siano a 20 vittorie e 7 sconfitte con un Victor Wembanyama finora spesso ai box dovrebbe fare preoccupare i tifosi di tutta la lega. Giocatori come Fox, Castle ma anche il rookie Harper stanno trovando una costanza di prestazioni tali da costringere gli addetti ai lavori a considerarli contender per l’anello già al terzo anno nella lega dell’alieno francese.
Dei Denver Nuggets si è parlato tanto in estate: ad un roster già in grado di vincere l’anello sono stati aggiunti Cam Johnson, Valanciunas e Bruce Brown cedendo il sacrificabile Micheal Porter Jr. I frutti del lavoro estivo si stanno già vedendo: Jokic sta facendo l’ennesima stagione da tripla doppia ed MVP, Aaron Gordon e Jamal Murray sono i giocatori complementari per eccellenza. A mio avviso i Nuggets sono l’unica squadra che potrà realmente impensierire i Thunder ai Play-Off.
Per quanto riguarda i Los Angeles Lakers il discorso da fare è piuttosto antipatico, e purtroppo riguarda LeBron James. L’ottimo record con cui la stagione è iniziata ha parzialmente oscurato il calo del Re, di fatto terza opzione offensiva dopo Doncic e Reaves e costantemente in negativo nel plus minus. La prima lucina d’emergenza si è accesa nella partita contro i Raptors, quando per la prima volta dal 2007 James non ha messo a segno 10 punti, fermandosi a 8 punti ma servendo l’assist decisivo per il canestro sulla sirena di Rui Hachimura. La seconda spia si è accesa proprio questa settimana nel derby: senza Reaves e per metà partita Doncic, i Lakers guidati dal Re non sono riusciti ad evitare la batosta contro i derelitti Clippers. Detto questo, stiamo parlando di una squadra che, se dovesse riuscire a mettere a sistema James al meglio, coadiuvandolo a Doncic e Reaves, avrebbe il potenziale per fare strada ad Ovest e giocarsela con tutti, anche solo per la presenza del genio sloveno.
Buona la partenza dei nuovi Houston Rockets: con l’acquisizione di Durant e la perdita per infortunio di Fred VanVleet si pensava sarebbe servito del tempo per raggiungere una quadra, e invece coach Udoka ha saputo mettere a sistema i lunghi già presenti in roster, Durant e un pacchetto guardie in cui sta brillando dalla panchina Reed Sheppard per stabilizzarsi subito ai vertici della Western Conference.
Chiudono il gruppetto i soliti Minnesota Timberwolves, che ormai abbiamo imparato a conoscere: difesa arcigna, attacco trascinato da Anthony Edwards e un ritrovato Julius Randle, tiratori/difensori di qualità e nessuna voglia di arrendersi o partire spacciati.
Entrando nella zona Play-In troviamo i Pheonix Suns di un ottimo Devin Booker e di un sorprendente Dillon Brooks in versione scorer, i vecchi e cari Golden State Warriors, ancora lontani dai piani alti nonostante gli sforzi fatti per accerchiare di campioni un incredibile Steph Curry, i Memphis Grizzlies ormai praticamente orfani di Ja Morant, i Portland Trail Blazers, in discesa libera dopo un inizio a razzo dovuto alle prestazioni da All-NBA di Danny Advija. Ancora fuori dalle posizioni valevoli per l’accesso alla Post-Season ma in leggera risalita i Dallas Mavericks, ancora privi di Irving ma finalmente in mano al duo Flagg-Davis. Chiudono la classifica dell’Ovest Jazz, Pelicans, Kings e dei Clippers che andrebbero studiati scientificamente.
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