Settimana caratterizzata da anniversari riguardanti grandi personaggi della storia della musica: scegliere una canzone o un album per questa settimana è stato esercizio di notevole difficoltà. Per questa ragione questo segmento sarà leggermente diverso dal solito e conterrà 2 canzoni e 1 album, rispettivamente di Lucio Dalla, Lucio Battisti ed Emerson, Lake & Palmer.
Lucio Dalla: 4/3/1943
Doveroso omaggio alla canzone che riporta la data di nascita del cantautore bolognese. Originariamente “Gesubambino”, venne censurata e quindi modificata per poter essere presentata al festival di Sanremo del 1971, dove ottiene il terzo posto insieme all’Equipe 84.
Lucio Battisti: I giardini di marzo
Nato il 5/3/1943, poche ore dopo Lucio Dalla, cantautore di riferimento per almeno una generazione di italiani, per ricordare Lucio Battisti ho pensato ad una delle sue canzoni più famose, “I giardini di marzo”, singolo del 1972 il cui testo, curato da Mogol, riporta autobiograficamente alle difficoltà della vita del dopoguerra. Se siete più appassionati di calcio che di musica, potrebbe essere interessante una curiosità riguardante questa canzone. La tradizione romanista musicale legata ad Antonello Venditti, nota in tutta Europa, da sempre mette in ombra la speculare tradizione biancoceleste, squadra del cuore di Battisti, che dopo le vittorie (a volte è possibile sentirla anche durante la partita), intona, appunto, “I giardini di marzo”.
Emerson, Lake & Palmer: Pictures At an Exhibition
Disco registrato in live durante un concerto tenutosi il 26 marzo 1971 al Newcastle City Hall dal gruppo formato da Keith Emerson (tastierista), Greg Lake (bassista, chitarrista e cantante) e Carl Palmer (batterista e percussionista). I più esperti di musica sapranno già che “Pictures At an Exhibition”, non è un inedito del gruppo progressive rock inglese, bensì una rilettura in chiave moderna della suite per pianoforte composta quasi cento anni prima da Modest Musorgskij, appunto “Pictures At an Exhibition”. La storia della composizione è nota: il compositore russo partorisce l’opera a seguito della mostra commemorativa in occasione della morte dell’amico pittore Viktor Hartmann. All’interno dell’opera si alternano movimenti in cui è presente il tema principale, intitolato “Promenade”, ossia il momento di transizione tra un quadro e l’altro, e i movimenti che prendono il nome dal quadro a cui si riferiscono. Emerson, studioso di musica classica, aveva già portato sul palco delle rivisitazioni dell’opera, ma il capolavoro arriva con questo disco.
Quando il tastierista propone la sua idea, i componenti del gruppo si mettono all’opera: Emerson si occuperà principalmente degli arrangiamenti delle “Promenade”, di “The Old Castle”, di “Blues Variations”, “The Hut of Baby Yaga”, “The Great Gates of Kiev”, e “Nut Rocker”, Lake di scrivere i testi di “Promenade Pt.2” e “The Great gates of Kiev”, oltre che dell’arrangiamento di “The Sage”, Palmer degli arrangiamenti di “The Gnome”, “The Hut of Baby Yaga” e “Nut Rocker”. Il risultato finale, tanto potente quanto rivoluzionario, influenzerà molti dei collettivi progressive rock degli anni ’70, raggiungendo le vette delle classifiche di vendita di dischi in tutto il mondo. Se non vi sentite pronti ad affrontare l’ascolto di tutto il disco, consiglio di dare una possibilità almeno alle prime due tracce: “Promenade, Pt. 1”, eseguita da Emerson utilizzando un organo a canne situato al secondo piano dell’edificio, e “The Gnome”, che infatti inizia con un assolo di batteria durante il quale il tastierista corse giù dalle scale per eseguire la seconda traccia, a mio avviso la più iconica, almeno per quanto riguarda la portata musicale, la precisione con cui le note disegnano i movimenti repentini di uno gnomo malvagio, sempre più veloci fino ad arrivare al momento topico, in cui la chitarra sanguina nell’orecchio dell’ascoltatore. Il consiglio è di ascoltare in cuffia, come sempre quando si parla di gruppi progressive rock di questo livello.
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