Disco della settimana #15 – La settimana scorsa

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DISCO DELLA SETTIMANA #15

Pubblicato nel gennaio del 1970, “Bridge Over Troubled Water” è il quinto e ultimo album della coppia Simon & Garfunkel.

Nel Regno Unito resta in cima alle classifiche dei dischi più venduti praticamente per due anni, il successo internazionale è assoluto, le copie vendute, in un’epoca in cui si paga per accedere alla musica, sono circa 25 milioni.

Per venire incontro alle esigenze cinematografiche di Garfunkel, in quel momento impegnato con Catch-22, i lavori di scrittura, registrazione e produzione si divisero tra New York, Nashville e Los Angeles, una delle sedi delle riprese del film. Paul Simon è autore di tutti i brani ad eccezione di Bye Bye Love.

Il disco si apre con l’omonimo brano, cinque minuti di piano e voce ancora oggi ascoltati in tutto il mondo. La canzone, per confessione dello stesso Simon, si ispira a brani come Let it Be dei Beatles, Old Man River dei Righteous Brothers e Oh Mary Don’t You Weep degli Swan Silverstones.

Il secondo brano è una trasposizione con aggiunta di testo di quello che Simon credeva essere un canto popolare della zona delle Ande chiamato El Condor Pasa, conosciuto dall’autore tramite l’ascolto della band Los Incas. In realtà, il brano originale era stato composto nel 1913 da tale Daniel Alomia Robles per l’omonima zurzuela, per cui Paul Simon dovette sganciare più di qualche pesos per averla indebitamente utilizzata. In Perù, nazione nel 1970 all’apice sportivo della sua storia grazie al leggendario Teofilo “El Nene” Cubillas, El Condor Pasa è considerato il secondo inno nazionale.

Terzo brano e siamo ancora nell’Olimpo con Cecilia, forse la singola canzone più famosa del disco. Perdonerete chi scrive per la digressione, ma è necessaria.

Canzone dalla meravigliosa melodia e dall’ipnotico ritmo tribale, in pieno stile world music, tanto caro a Paul Simon, Cecilia mi riporta con la mente ai Mondiali in Sudafrica nel 2010. Durante le ricerche che ho fatto per questo segmento non sono riuscito a trovare collegamenti, ma sono sicuro che per qualche motivo questo brano e Sudafrica 2010 abbiano qualcosa in comune.

A chiudere il lato A prima Keep the Customer Satisfied, brano in cui Simon racconta del suo malessere riguardo i continui tour mondiali, e So Long, Frank Lloyd Wright, la cui storia vale la pena raccontare. Frank Lloyd Wright è stato un grandissimo architetto del Novecento statunitense: a lui dobbiamo il Guggenheim di New York, inaugurato nel 1959., anno di morte di Wright. Da appassionato ed ex studente di architettura, Garfunkel chiede a Simon di scrivere una canzone in suo onore. Quest’ultimo, non particolarmente affine alla materia ma genio di penna e di chitarra, scrive una canzone usando come soggetto proprio Garfunkel, sostituendo infine il suo nome con quello di Wright, confezionando un brano che parla di addii. Entrambi erano infatti be consapevoli che quello sarebbe stato il loro ultimo lavoro insieme, e il rapporto era ormai definitivamente incrinato. Art Garfunkel racconterà di aver appreso il reale significato della canzone anni dopo, che per molto tempo avrebbe disprezzato questa scelta, ma che infine “uno vuole bene a chi gli fa un bel regalo”.

A dare inizio al lato B la notissima, soprattutto per i cori del ritornello, The Boxer, brano in cui Paul Simon racconta di sé stesso attraverso la figura di un pugile.  Da qui in poi il disco scende leggermente di livello (ed era anche ora), ma vale la pena comunque evidenziare ancora un paio di aspetti. Il settimo brano, Baby Driver, ispirerà il film del 2017 per la regia di Edgar Wright con Kevin Spacey; l’ottavo brano, The Only Living Boy in New York, è stato scritto da Simon mentre Garfunkel era in Messico per le riprese del film: nel testo se ne fa menzione; chiudono Why Don’t You Write Me, un primo esperimento reggae, Bye Bye Love (i più attenti si ricorderanno che non è stata scritta da Simon) degli Everly Brothers e Song for the Asking, un brano con cui la coppia dà il proprio addio ai numerosissimi ascoltatori.

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