Ottavi di finale Coppa Italia
02/12/2025
Juventus-Udinese 2-0
Palma (aut. 23’), Locatelli (rig. 68’)
03/12/2025
Djimsiti (19’), De Roon (54’), Pasalic (82’), Ahanor (90+1’)
Lucca (28’), Esposito (67’)
Diouf (18’), Esposito (20’), Thuram (34’), Thuram (51’), Sagrado (66’), Bonny (75’)
04/12/2025
Benedyczak (13’), Rowe (38’), Castro (89’)
Zaccagni (80’)
14° giornata Serie A
06/12/2025
Mandragora (rig. 10’), Volpato (14’), Muharemovic (45+1’), Konè (65’)
Martinez (11’), Thuram (60’), Calhanoglu (81’), Carlos Augusto (86’)
Belghali (28’), Giovane (36’), Bernede (72’), Scamacca (rig. 81’)
07/12/2025
Bonazzoli (rig. 53’), Sanabria (78’)
Gaetano (83’)
Isaksen (38’), Odgaard (40’)
Hojlund (7’), Yildiz (59’), Hojlund (78’)
08/12/2025
Benedyczak (rig. 41’)
Malinovskyi (rig. 34’), Piotrowski (65’), Norton-Cuffy (83’)
Vlasic (rig. 10’), Zapata (17’), Rabiot (24’), Pulisic (67’), Pulisic (77’)
Un’altra giornata è andata. Ci avviciniamo al giro di boa, e così quelle che erano preoccupazioni si stanno trasformando in paure (vedi Firenze), le ambizioni stanno prendendo dimensioni più concrete e concretizzabili, le sorprese stanno diventando gradite conferme.
Non si può non partire da Reggio Emilia, dove la Fiorentina, nel momento più delicato della stagione, è uscita dal terreno di gioco con la serissima sensazione che questa falsa partenza stia durando un po’ troppo per non farsi prendere dal panico. Eppure, la partita era iniziata come meglio non poteva: calcio di rigore segnato dopo dieci minuti e gara in discesa. Chi stava guardando la partita però non ha potuto fare a meno di notare una situazione non convenzionale occorsa prima della battuta del rigore: il tiratore prescelto Gudmundsson non si vede, sul dischetto discutono in maniera visibile e con percepibile attrito Mandragora e Kean fino a quando non intervengono Fagioli e Ranieri per placare la cosa. In questi giorni si è parlato tanto dei tre gol subiti, della prestazione ignobile degli uomini di Vanoli, della mancanza di visione tecnico-tattica, ma a mio avviso il maggiore guaio della Fiorentina è perfettamente esibito in quel rigore. In un momento in cui niente funziona, in cui la colpa viene data al mancato supporto dei tifosi (che però erano in quattromila a Reggio Emilia), in cui la squadra si è forse resa conto dei suoi limiti (di cui prima o poi si dovrà debitamente approfondire la natura), atteggiamenti come quello di Kean e compagni non fanno altro che impedire qualsiasi tipo di cambio di rotta.
Sabato che prosegue in maniera agrodolce per le nerazzurre: prima una grande prova di forza dell’Inter, poi l’inaspettata e meritata sconfitta dell’Atalanta in quel di Verona.
A San Siro i ragazzi di Chivu, aldilà dei tre fondamentali punti conquistati, hanno mostrato una superiorità, rispetto al Commo, che pochissimi si aspettavano, quasi a ricordare al mondo che loro sono l’Inter e che la strada da fare, prima di poter competere con loro, è molto più lunga di quanto si possa credere. Da questo punto di vista questa sfida mi ha ricordato quelle tra l’Inter di Inzaghi e l’Atalanta di Gasperini, che anche dopo anni di altissimo livello in patria e in Europa continuava ad avere difficoltà nelle gare di San Siro.
Chiude il terzetto di partite del sabato la prima incredibile vittoria del Verona in campionato, arrivata al termine di una settimana in cui per la prima volta l’opinione pubblica aveva realmente iniziato a considerarli spacciati. La via per la salvezza è dura, ma dopo questa bella prestazione le probabilità sono certamente da ricalcolare. Per Palladino uno stop che frena il buon inizio che aveva imbastito con la sua nuova Atalanta, ma che soprattutto ancora una volta ribadisce come per i bergamaschi quest’anno lottare per le alte posizioni sarà più difficile del solito.
Domenica a pranzo ottima vittoria della Cremonese in casa contro il Lecce: i primi 45 minuti sono stati piuttosto grigi, segnati maggiormente da errori tecnici (da segnalare il mancato gol di Stulic in apertura di gara), dopodiché i padroni di casa hanno fatto valere la loro superiorità gestendo l’incontro con una maturità che difficilmente ci si sarebbe potuti aspettare ad agosto.
Cambio di scenario repentino perché, se a Cagliari ogni partita è una lotta, la Roma ci ha messo tutto il possibile per trasformarla in una guerra. Per quanto riguarda il primo tempo, l’unica annotazione tecnica che riporto è quella riguardante i risultati della Roma quando Gasperini ha deciso di non schierare un centravanti: a memoria, non ricordo una singola volta in cui questa scelta sia stata ripagata. Nel secondo tempo il caos. Complice una gestione arbitrale troppo distaccata e permissiva, dal cartellino rosso (giusto) per Celik in poi la partita ha preso una piega che non deve aver fatto gioire il designatore Rocchi. Gli uomini di Gasperini, visibilmente nervosi, hanno deciso che il miglior modo per assicurarsi almeno un pareggio fosse quello di impedire in qualsiasi modo il regolare sviluppo del gioco, provocando in continuazione un Cagliari che è caduto nella trappola fino al gol di Gaetano. I tre punti conquistati sono ossigeno puro per i ragazzi di Pisacane, momentaneamente in grado di restare sopra la linea di galleggiamento della zona retrocessione.
Alle 18 il Bologna, ospite della Lazio, conquista un pareggio che per i ragazzi di Italiano deve valere ben più del nominale punto. Dopo la sonora sconfitta subita dalla Cremonese e la difficile vittoria di Coppa Italia in cui ha seriamente rischiato il passaggio del turno, il gol di Isaksen poteva essere un colpo difficile da incassare. E invece il Bologna l’ha ripresa subito con Odgaard, ha resistito di gruppo nel secondo tempo, è rimasto, soprattutto mentalmente, nella carreggiata giusta per lottare per l’Europa che conta.
Carreggiata che la Juventus fatica ancora a trovare: nella partita più importante della gestione Spalletti, i bianconeri hanno subito la superiorità mentale, più che tecnica o tattica, dei giocatori del Napoli, visibilmente più affamati. Dall’ultima sosta in poi Conte ha ripreso pienamente in mano il controllo di una squadra decimata dagli infortuni ma mai così solida e concentrata. Ognuno sta facendo il suo, e in tanti casi anche di più: Elmas ha saputo gestire una posizione molto delicata, McTominay ha giocato praticamente su un piede, Neres ha messo in campo un’altra prestazione da titolare, Hojlund ha siglato i gol pesanti che gli vengono chiesti. Dall’altra parte si ha la netta sensazione che Spalletti non abbia ancora trovato la quadra tattica: senza Vlahovic i bianconeri non possono rinunciare ad una punta, Zhegrova è un oggetto misterioso, le rotazioni a centrocampo sono fumose, sulle fasce non ci sono gerarchie, la difesa non è solida.
Nella giornata festiva di lunedì prima due incontri decisivi per la zona salvezza, poi l’occasione per il Milan di tornare in cima alla classifica. Partiamo da Pisa, dove i ragazzi di Gilardino, finora giustamente lodati, hanno commesso un peccato che a fine anno potrebbe rivelarsi capitale, perdendo la più importante delle quattordici partite giocate finora. Quella in casa contro il Parma doveva essere l’occasione per allungare sulla zona retrocessione e dimostrare che oltre ad infastidire le grandi i toscani fossero pronti a proporre un gioco da salvezza. E invece una sconfitta, magari un po’ silenziosa, ma che ad aprile dovremo considerare quando si discuterà della lotta retrocessione.
Sfrutta invece l’occasione un Genoa completamente rinnovato, nel sistema di gioco e nello spirito, da quell’ottimo e sottovalutato allenatore che è Daniele De Rossi. Dispiace per i tifosi friulani, ma l’Udinese anche quest’anno sembra intenzionato ad aggiudicarsi il premio di squadra più grigia del campionato. Se c’è una squadra che può contendergli il titolo, quella è senza dubbio il Torino.
L’ultima vittoria granata in campionato è datata 26 ottobre. Da quel momento prima tre pareggi e poi tre sconfitte, nella più emblematica delle discese di umore che deve colpire i tifosi in questo periodo dell’anno. Immaginate adesso, in questo contesto, cosa poteva significare una vittoria contro il Milan, un altro sgambetto alle grandi. Un quarto d’ora e due gol di vantaggio sembravano abbastanza, e invece gli uomini di Baroni sono stati travolti ancora una volta dalla paura di giocare a calcio e hanno subito una rimonta che si poteva percepire da chilometri di distanza. Raramente ho assistito ad un gruppo di giocatori, aldilà di qualche illustre eccezione, così impauriti dalla sconfitta. Per quanto riguarda il Milan l’analisi è semplice, breve e ripetuta cento volte. Leao in campo per mezz’ora, non tiene un pallone, si fa male. Pulisic in campo dieci minuti, doppietta e rimonta. Nkunku trasparente nel primo tempo, decisamente meglio nel secondo. Loftus-Cheek non ha la qualità per giocare nel settore centrale. Modric fa un altro sport. La difesa, per quanto militarmente mentalizzata dall’allenatore, è comunque composta da giocatori che, ognuno per motivi diversi, non sono esattamente dei campioni, per cui qualche scivolone è da preventivare. Se tutto questo basterà a mantenere la vetta fino alla fine, lo decideranno Inter e Napoli.
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